La Calabria continua a occupare le ultime posizioni nazionali per la qualità dei servizi sanitari, mentre cresce il numero dei cittadini costretti a rinunciare a visite mediche, accertamenti diagnostici e prestazioni assistenziali. È quanto emerge dal nono rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, che fotografa un sistema ancora segnato da profonde disuguaglianze territoriali, carenze di personale e difficoltà organizzative.
I numeri descrivono una situazione particolarmente delicata per la regione, dove nel 2024 oltre 180mila persone, pari al 10% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Una percentuale leggermente superiore alla media nazionale del 9,9%, ma soprattutto in aumento di 2,7 punti rispetto all’anno precedente.
A incidere maggiormente sulla possibilità di accedere alle cure sono i tempi di attesa e le difficoltà economiche, due fattori che contribuiscono ad ampliare la distanza tra chi può rivolgersi alle strutture private e chi dipende esclusivamente dal servizio pubblico.
Calabria ultima in Italia per i livelli essenziali di assistenza
Uno degli indicatori più significativi riguarda i livelli essenziali di assistenza (Lea), utilizzati per valutare le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire ai cittadini.
La Calabria ha ottenuto un punteggio complessivo di 189 su 300, registrando un incremento di 12 punti rispetto al 2023. Il miglioramento, tuttavia, non è stato sufficiente a modificare la posizione della regione, che continua a occupare l’ultimo posto nella graduatoria nazionale.
Le maggiori difficoltà si concentrano nell’assistenza distrettuale, ambito nel quale il territorio calabrese risulta ancora fanalino di coda. Si tratta di un settore fondamentale per garantire servizi sanitari vicini ai cittadini, ridurre il ricorso improprio agli ospedali e assicurare continuità assistenziale.
Risultati relativamente migliori emergono negli altri due settori esaminati: la Calabria si colloca al 17° posto per la prevenzione e al 16° per l’assistenza ospedaliera.
Il quadro conferma le difficoltà della rete sanitaria territoriale, considerata uno degli elementi più fragili dell’organizzazione regionale.
Medici di famiglia in diminuzione e pensionamenti in arrivo
Particolarmente preoccupante è la situazione della medicina generale. Tra il 2019 e il 2024, il numero dei medici di famiglia in Calabria si è ridotto del 20,2%, una contrazione nettamente superiore al 14,1% registrato su scala nazionale.
Secondo le elaborazioni della Fondazione Gimbe, al primo gennaio 2025 mancavano 43 medici di medicina generale rispetto al parametro ottimale di un professionista ogni 1.200 assistiti.
Le prospettive dei prossimi anni evidenziano ulteriori criticità. Entro il 2028 saranno 420 i medici di famiglia che raggiungeranno i 70 anni, un dato che rende particolarmente rilevante la necessità di programmare il ricambio generazionale.
Difficoltà analoghe interessano l’assistenza pediatrica. La regione presenta già una carenza stimata di 16 pediatri di libera scelta, mentre altri 70 professionisti raggiungeranno l’età pensionabile entro il 2029.
Anche la copertura assistenziale dei minori risulta inferiore alla media italiana: soltanto il 77,1% dei bambini calabresi tra 6 e 13 anni è seguito da un pediatra di libera scelta, rispetto all’82,9% rilevato a livello nazionale.
Personale sanitario insufficiente rispetto alla media italiana
La carenza di professionisti non riguarda esclusivamente la medicina territoriale, ma interessa anche gli organici delle strutture sanitarie.
In Calabria si contano 10,4 dipendenti sanitari ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 12,1. Una differenza che si riflette sulla disponibilità di personale e sulla capacità di garantire continuità nell’erogazione delle prestazioni.
Nel dettaglio, la regione dispone di 1,78 medici ogni mille residenti e di 4 infermieri, mentre il dato nazionale relativo al personale infermieristico raggiunge 4,75 unità.
Anche il rapporto tra infermieri e medici evidenzia uno squilibrio: in Calabria si registrano 2,25 infermieri per ogni medico, contro i 2,59 della media italiana.
Questi indicatori contribuiscono a delineare le difficoltà organizzative del sistema sanitario regionale, soprattutto nei servizi che richiedono una presenza costante di personale qualificato.
Mobilità sanitaria, un saldo negativo di quasi 327 milioni
Le criticità dell’assistenza regionale trovano riscontro anche nei dati relativi alla mobilità sanitaria, cioè negli spostamenti dei pazienti che scelgono di ricevere cure in una regione diversa da quella di residenza.
Nel 2023 la Calabria ha registrato un saldo negativo di 326,9 milioni di euro, risultato di 362,4 milioni di debiti per prestazioni ricevute dai propri residenti fuori regione e di appena 35,4 milioni di crediti per l’assistenza fornita a pazienti provenienti da altri territori.
Il fenomeno rappresenta un importante indicatore delle difficoltà di accesso ai servizi sanitari locali.
La mobilità non riguarda necessariamente soltanto interventi altamente specialistici, ma può interessare anche prestazioni che i cittadini faticano a ottenere sul territorio regionale in tempi considerati adeguati.
Spesa sanitaria delle famiglie sotto la media nazionale
Un ulteriore elemento emerge dall’analisi delle spese sostenute direttamente dai cittadini.
Nel 2024, secondo i dati trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria, la spesa sanitaria privata pro capite in Calabria si è attestata a 449 euro, a fronte di una media italiana di 787 euro.
La differenza non indica necessariamente una minore necessità di assistenza sanitaria. Il dato deve essere letto anche alla luce delle condizioni economiche delle famiglie e delle difficoltà che possono limitare l’accesso alle prestazioni a pagamento.
In presenza di liste d’attesa prolungate, il ricorso alla sanità privata può rappresentare un’alternativa per ottenere visite ed esami più rapidamente. Tuttavia, questa possibilità non è accessibile a tutti.
Per una parte della popolazione, l’impossibilità di sostenere ulteriori costi può tradursi nel rinvio degli accertamenti o nella rinuncia definitiva alle prestazioni.
Finanziamenti sanitari, risorse in linea con il dato nazionale
Nonostante le difficoltà evidenziate, il finanziamento sanitario destinato alla Calabria risulta sostanzialmente allineato alla media italiana.
Nel 2025 la regione ha ricevuto 2.223 euro per abitante dal Fondo sanitario nazionale, rispetto ai 2.218 euro pro capite assegnati mediamente sul territorio italiano.
Una differenza contenuta che evidenzia come la disponibilità delle risorse finanziarie non rappresenti l’unico elemento da considerare nella valutazione delle prestazioni offerte ai cittadini.
Assumono particolare rilevanza anche la distribuzione del personale, l’organizzazione dei servizi, la presenza di strutture territoriali e la capacità di assicurare appuntamenti entro tempi adeguati.
Il rapporto Gimbe e le disuguaglianze nell’accesso alla salute
Le difficoltà calabresi si inseriscono in un contesto nazionale nel quale persistono significative differenze nell’accessibilità alle prestazioni sanitarie.
Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha evidenziato come il Servizio sanitario nazionale continui a ottenere risultati positivi in termini di aspettativa di vita e mortalità evitabile, pur mostrando crescenti difficoltà nel garantire prestazioni tempestive e uniformi.
Tra le principali criticità individuate figurano il sottofinanziamento strutturale, le disparità territoriali e sociali e la crisi del personale sanitario.
Secondo l’analisi della Fondazione, queste condizioni stanno progressivamente indebolendo i principi di universalità, uguaglianza ed equità sui quali si fonda il sistema pubblico.
La possibilità concreta di ricevere assistenza sanitaria risulta sempre più influenzata dal territorio di residenza e dalla disponibilità economica dei cittadini.
Per la Calabria, i dati del rapporto delineano quindi una situazione caratterizzata da problemi strutturali ancora irrisolti: dalla carenza di professionisti alle difficoltà dell’assistenza territoriale, fino all’elevata mobilità sanitaria e all’aumento delle rinunce alle cure.
Il miglioramento registrato nei livelli essenziali di assistenza rappresenta un segnale positivo, ma la permanenza all’ultimo posto della graduatoria nazionale conferma la distanza che separa ancora il sistema sanitario calabrese dagli standard raggiunti in altre regioni italiane.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.