Se le prime avvisaglie della protesta e i blocchi più aspri si sono accesi tra Crotone, Vibo Valentia e Lamezia, la provincia di Cosenza si configura come il vero e proprio epicentro politico e logistico della fase finale della mobilitazione degli agricoltori calabresi.
I presidi nell’area cosentina e jonica
Già dalle prime battute della mobilitazione promossa dal Movimento Popolare Nazionale e dalle sigle di categoria, il territorio cosentino ha risposto con forza. Tra i punti caldi figurano snodi fondamentali come lo svincolo autostradale di Firmo-Sibari sull’A2, teatro di presidi e rallentamenti strategici per isolare i flussi di transito e richiamare l’attenzione sul caro-gasolio. A questi si affiancano i presidi attivati nell’Alto Jonio cosentino, a dimostrazione di una rete di protesta che non accenna a spegnersi.
La data x: il 10 ottobre a Piazza Loreto
Tutte le anime della protesta, che unisce agricoltori, allevatori e comparti produttivi in sofferenza per i rincari di concimi, materie prime ed energia, hanno cerchiato in rosso sul calendario la data di sabato 10 ottobre.
Cosenza è stata scelta come la meta finale in cui far confluire i cortei e le delegazioni in arrivo da tutta la Calabria (e non solo). Piazza Loreto: È questo il cuore designato per l’afflusso dei manifestanti e dei trattori. Gli organizzatori puntano a trasformare il capoluogo bruzio nel palcoscenico di una grande prova di forza politica per ribadire che lo stanziamento regionale di 15 milioni di euro (visto come un aiuto irrisorio di appena 15 centesimi al litro) è del tutto inadeguato a evitare il collasso delle aziende.
La tensione nella provincia resta altissima, con i comitati locali decisi a mantenere alta la pressione sulla Regione e sul Governo centrale qualora non dovessero arrivare risposte concrete sul costo dei carburanti.
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