Traffico di droga e telefonini in carcere, blitz all’alba: tra gli indagati anche soggetti legati alla provincia di Cosenza

Nove misure cautelari su richiesta della Dda di Napoli. Gli indagati sono domiciliati o detenuti in sei province, Cosenza compresa

Un presunto sistema criminale capace di operare anche da dietro le sbarre, grazie a telefoni cellulari introdotti illecitamente negli istituti penitenziari. È quanto emerge dall’operazione scattata all’alba di oggi, che coinvolge anche il territorio cosentino.

I Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli, con il supporto del personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, stanno eseguendo una misura cautelare nei confronti di nove persone. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea.

Indagati anche nel Cosentino

Gli indagati risultano domiciliati o detenuti nelle province di Napoli, Siracusa, Catania, L’Aquila, Rovigo e Cosenza. La presenza di indagati nel Cosentino inserisce così la provincia nel quadro territoriale dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli.

Le accuse

Le nove persone sono gravemente indiziate, a vario titolo, di:

  • accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti;
  • traffico di sostanze stupefacenti;
  • estorsione;
  • lesioni personali;
  • violenza privata;
  • violenza finalizzata a costringere qualcuno a commettere un reato.

L’indagine punta a fare luce su un presunto sistema in grado di muoversi anche attraverso le comunicazioni illecite dei detenuti, con un quadro che comprende il traffico di droga e diverse condotte violente.

L’ombra dei clan camorristici

Secondo quanto riportato nell’ambito dell’operazione, i reati contestati sarebbero aggravati dal metodo e dalla finalità di agevolare, a vario titolo, diverse organizzazioni camorristiche: i clan Mazzarella, D’Amico, Troncone, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato e De Luca Bossa-Minichini.

Gli sviluppi dell’operazione potranno contribuire a chiarire ruoli e responsabilità delle persone coinvolte. Si tratta di una misura cautelare: per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Redazione

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