Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cosenza ha proclamato lo stato di agitazione contro l’istituzione di un front office, uno sportello unico con prenotazione, come unica via di accesso ai fascicoli dei procedimenti penali davanti all’ufficio Gip-Gup e alla sezione penale del Tribunale.
La delibera è stata approvata all’unanimità il 12 ottobre, in una seduta d’urgenza. Se il front office sarà istituito, l’Ordine si riserva l’astensione dalle udienze, l’impugnazione del provvedimento e ogni altra misura.
Le ragioni dell’Ordine
Secondo l’Ordine, il nuovo sistema riguarderebbe solo le parti private e i loro difensori, e non i rappresentanti della Procura. Ne deriverebbe una disparità di trattamento, in contrasto con il principio della «parità di armi» tra difesa e accusa, e un «doppio binario di cancelleria» per l’accesso agli atti. Le stesse preoccupazioni erano state condivise dalla Consulta delle associazioni forensi nella riunione del 4 ottobre.
Al momento, però, l’Ordine ha ritenuto che non ci siano le condizioni per proclamare l’astensione, alla luce della nota della presidente del Tribunale dell’8 ottobre. In quel documento la presidente spiega di aver «provveduto esclusivamente all’implementazione della funzionalità delle prenotazioni online al servizio Front Office sul sito istituzionale, al solo fine di consentirne la sperimentazione interna all’Ufficio». L’attivazione effettiva, aggiunge, sarà comunicata «con congruo anticipo» in una nota successiva.
La lettera della Camera penale
Il 15 ottobre il Consiglio direttivo della Camera penale di Cosenza ha scritto a presidenti, giudici e cancellieri della sezione penale, dell’ufficio Gip-Gup e della Corte d’Assise. Nella lettera ricorda la collaborazione degli ultimi anni, dalla pandemia al processo telematico, quando gli avvocati hanno fornito copie cartacee degli atti per evitare ritardi e hanno garantito la celebrazione dei maxiprocessi in città.
Con il front office, scrivono i penalisti, l’avvocatura diventerebbe «una sconosciuta da mettere in fila dinanzi a uno sportello unico». La Camera penale lamenta anche il rifiuto, «senza alcuna possibilità di interlocuzione», di un sistema misto tra sportello e accesso libero, che secondo i penalisti è adottato in altri tribunali, come quelli di Roma e Firenze.
La lettera si chiude così: «Improvvisamente, come degli sconosciuti… fastidiosi… scomodi… da allontanare! Riflettiamo. Tutti».
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