Concessioni balneari in Calabria, nuove regole per gare e proroghe

La Giunta regionale approva le linee guida per la gestione del demanio marittimo. Ai Comuni il compito di valutare la disponibilità delle spiagge e stabilire le procedure di assegnazione. Mancuso: «La Calabria apre una strada nuova»

La gestione delle concessioni balneari in Calabria entra in una nuova fase con l’approvazione, da parte della Giunta regionale, delle linee guida dedicate all’utilizzo turistico e ricreativo del demanio marittimo. Il provvedimento punta a fornire alle amministrazioni comunali strumenti omogenei per affrontare una delle questioni più controverse degli ultimi anni: la possibilità di prorogare le concessioni esistenti oppure procedere a nuove assegnazioni attraverso gare pubbliche.

L’iniziativa si inserisce nel complesso confronto normativo tra Italia e Unione europea sull’applicazione della direttiva Bolkestein, che disciplina l’accesso alle attività economiche e prevede, nei casi stabiliti dal diritto europeo, il ricorso a procedure competitive per l’assegnazione delle concessioni.

A sostenere il nuovo indirizzo regionale è Filippo Mancuso, vicepresidente della Regione Calabria e assessore ai Lavori pubblici e alla Difesa del suolo, che considera il documento approvato dall’esecutivo un possibile modello di riferimento anche per altre realtà territoriali.

Il ruolo dei Comuni nella gestione delle concessioni

Il punto centrale delle nuove disposizioni riguarda le competenze delle amministrazioni costiere. Saranno infatti i Comuni a dover verificare la presenza delle condizioni che rendono necessaria una procedura di selezione pubblica, utilizzando parametri tecnici e criteri di valutazione definiti a livello regionale.

In particolare, le verifiche dovranno concentrarsi su due elementi fondamentali: l’eventuale scarsità della risorsa naturale disponibile e l’esistenza di un interesse transfrontaliero certo, secondo quanto previsto dalla normativa europea.

Qualora venga accertata almeno una di queste condizioni, l’assegnazione delle concessioni dovrà avvenire mediante procedure pubbliche competitive. Diversamente, secondo l’impostazione della disciplina regionale, le amministrazioni potranno valutare la proroga dei titoli concessori già esistenti, per una durata corrispondente a quella prevista per le nuove assegnazioni.

Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante per gli enti locali, chiamati ad assumere decisioni con conseguenze dirette sulle attività economiche presenti lungo il litorale.

Oltre 2.500 concessioni lungo quasi 800 chilometri di costa

La questione assume un peso significativo in una regione nella quale il turismo balneare rappresenta una componente importante dell’economia.

La Calabria conta oltre 2.500 concessioni demaniali marittime distribuite lungo un territorio costiero che si estende per quasi 800 chilometri. Un patrimonio che coinvolge stabilimenti balneari, imprese turistiche, operatori commerciali e numerosi lavoratori stagionali.

Le decisioni relative alla durata delle concessioni e alle modalità di rinnovo incidono quindi su un settore caratterizzato da investimenti consistenti e da un volume d’affari rilevante.

L’incertezza normativa che accompagna da tempo la materia ha alimentato difficoltà nella programmazione economica delle imprese, soprattutto in relazione agli interventi di ammodernamento delle strutture e alla pianificazione delle attività future.

Direttiva Bolkestein e scadenza delle gare nel 2027

Il provvedimento regionale interviene in un contesto nazionale ancora segnato dalle controversie sull’applicazione delle disposizioni europee.

Secondo il quadro normativo richiamato, il termine massimo previsto per lo svolgimento delle procedure di gara è fissato al 30 giugno 2027. Le nuove concessioni potranno avere una durata compresa tra cinque e venti anni, in relazione agli investimenti programmati e alle condizioni previste dalla disciplina applicabile.

Il confronto tra le istituzioni italiane e quelle europee riguarda soprattutto la compatibilità delle proroghe con i principi di concorrenza e di accesso al mercato.

In questo scenario, la Regione Calabria ha scelto di intervenire attraverso un sistema di valutazione che consenta agli enti locali di esaminare le caratteristiche effettive dei territori costieri prima di assumere le proprie determinazioni.

Resta centrale il rispetto della normativa europea e nazionale, alla quale dovranno conformarsi le decisioni adottate dalle amministrazioni competenti.

Verifiche ogni cinque anni sulla disponibilità delle spiagge

Le linee guida costituiscono uno strumento operativo collegato alla legge regionale numero 15, approvata dal Consiglio regionale nel mese di maggio, che ha disciplinato le modalità di assegnazione e proroga delle concessioni.

Uno degli aspetti principali riguarda la periodicità delle verifiche sulla disponibilità delle aree demaniali.

I Comuni dovranno effettuare le valutazioni ogni cinque anni, oppure anticiparle qualora intervengano modifiche significative dei parametri territoriali, economici o turistici.

Le analisi dovranno basarsi su informazioni aggiornate, misurabili e verificabili, considerando sia le caratteristiche fisiche delle spiagge sia il contesto economico nel quale operano le imprese concessionarie.

L’obiettivo dichiarato è superare valutazioni generiche, introducendo un metodo capace di distinguere le differenti situazioni presenti lungo la costa calabrese.

Mancuso: un modello che potrebbe essere adottato anche altrove

L’approvazione del documento viene considerata dalla Giunta regionale un risultato importante nell’ambito delle politiche di gestione del demanio marittimo.

Secondo Filippo Mancuso, le nuove linee guida rappresentano uno dei primi tentativi di definire un metodo strutturato per valutare la scarsità delle spiagge e la presenza di interessi economici transfrontalieri.

L’assessore ha evidenziato come l’esperienza calabrese possa contribuire alla costruzione di strumenti normativi maggiormente rispondenti alle specificità dei territori costieri, non soltanto italiani.

L’iniziativa, sostenuta politicamente dalla Lega, si inserisce inoltre nella posizione espressa più volte dalla maggioranza regionale di centrodestra, che ha contestato l’applicazione generalizzata del principio di scarsità della risorsa spiaggia in Calabria.

Il nuovo sistema punta dunque a differenziare le valutazioni in base alle condizioni concrete dei singoli territori, evitando che situazioni geografiche ed economiche differenti siano esaminate attraverso criteri indistinti.

Le conseguenze per stabilimenti e operatori turistici

L’effettiva portata delle nuove disposizioni dipenderà dall’applicazione delle linee guida da parte dei Comuni e dalla compatibilità delle relative decisioni con il quadro giuridico vigente.

Per le imprese balneari, il principale elemento di interesse riguarda la possibilità di ottenere maggiore chiarezza sulle prospettive di gestione delle strutture e sulla durata dei titoli concessori.

Per le amministrazioni locali, invece, si apre una fase di approfondimento tecnico e amministrativo che richiederà la raccolta di dati territoriali e l’esame delle condizioni economiche delle rispettive aree costiere.

La Calabria si prepara così ad affrontare la questione delle concessioni balneari attraverso un sistema di verifiche territoriali, nel tentativo di conciliare la gestione del patrimonio pubblico, le esigenze del settore turistico e gli obblighi derivanti dalla normativa europea.

L’attuazione delle linee guida rappresenterà il passaggio decisivo per comprendere gli effetti concreti del nuovo indirizzo regionale sulle concessioni attualmente in essere e sulle future procedure di assegnazione.

Redazione

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