Nella Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che l’ANMIL celebra oggi per la 76ª volta, la provincia di Cosenza si trova in una posizione scomoda: seconda in Italia per rischio di mortalità, dietro solo a Vercelli.
Il dato arriva dal report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, aggiornato ai primi sette mesi del 2026. Nel Cosentino l’incidenza è di circa 57 decessi ogni milione di occupati, oltre il triplo della media nazionale, ferma a 17,8.
A contare è il rapporto con la popolazione lavorativa, non il numero assoluto delle vittime. Un territorio con pochi decessi può risultare molto esposto se gli occupati sono pochi, ed è quanto emerge per Cosenza.
Il quadro regionale non è più incoraggiante. In Calabria, a luglio, si contavano 17 morti in occasione di lavoro, e la regione rientra in zona rossa con Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. La soglia scatta quando l’incidenza supera del 25% la media italiana.
A livello nazionale le vittime sono 595 nei primi sette mesi dell’anno, contro le 607 dello stesso periodo del 2025. Di queste, 430 sono avvenute sul posto di lavoro e 165 in itinere. Il lieve calo non basta a parlare di inversione di tendenza: le denunce di infortunio sono salite del 5,3%, arrivando a 368.085. I settori più colpiti sono manifattura, costruzioni, sanità, commercio e trasporti.
Per il presidente dell’Osservatorio Vega, Mauro Rossato, ricordare non basta: servono investimenti in prevenzione, formazione e consapevolezza. Per un territorio come quello cosentino, il tema è tradurre le norme in controlli efficaci, formazione continua e un’organizzazione del lavoro attenta ai rischi di ogni mansione.
Dietro ogni numero ci sono famiglie e comunità. La giornata di oggi dovrebbe quindi servire a rinnovare un impegno collettivo, che coinvolge istituzioni, imprese e lavoratori.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.