La Calabria, come molte altre regioni del Mezzogiorno, continua a vivere una condizione di grave difficoltà economica e sociale, con un aumento allarmante del rischio di povertà. Le stime più recenti, elaborate dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati Istat, indicano che il 48,8% dei calabresi è a rischio di povertà o esclusione sociale, una cifra che segna un preoccupante aumento rispetto al 44% registrato precedentemente.
Il dato più critico riguarda la povertà estrema, che coinvolge quasi 893.000 persone nella regione, una situazione che fa della Calabria la regione con il tasso di povertà più alto in Italia nel 2024. L’effetto di questa crisi si fa sentire particolarmente nelle famiglie a reddito da lavoro autonomo, dove il rischio di cadere nella povertà raggiunge il 22,7%, con un aumento della deprivazione materiale e sociale. In queste famiglie, la contrazione dei fatturati e le difficoltà di accesso ai servizi essenziali stanno aggravando ulteriormente la situazione.
Non solo povertà, ma anche difficoltà nell’accesso ai servizi fondamentali. La regione continua a soffrire della mancanza di medici e posti letto negli ospedali, con strutture sanitarie sovraffollate che rendono praticamente impossibile ricevere le cure necessarie. A questo si aggiungono i problemi legati all’occupazione e alla scarsa qualità della vita per chi lavora nel settore autonomo, come artigiani, commercianti e liberi professionisti. Questi ultimi sono i più vulnerabili, trovandosi a fronteggiare una grave deprivazione materiale, che limita l’accesso a servizi e risorse basilari.
La Calabria vive una condizione di isolamento che sembra rendere tutto più difficile. La regione è esposta alle intemperie sociali, economiche e sanitarie come il resto del Mezzogiorno, dove la vita sembra rallentare e la speranza viene sempre più messa alla prova.