Referendum Giustizia: affluenza al 46%, Calabria fanalino di coda. Urne aperte fino alle 15

Il Paese al voto per la separazione delle carriere e la riforma del CSM. In Calabria si conferma il trend dell'astensionismo con una partecipazione ferma al 35,7%

Sono riprese alle ore 7:00 di questa mattina le operazioni di voto per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. I dati definitivi della prima giornata, rilevati alle 23:00 di domenica 22 marzo 2026, indicano un’affluenza nazionale prossima al 46%. Resta tuttavia marcato il divario territoriale: la Calabria, con il 35,7%, si conferma tra le regioni con la minore partecipazione, consolidando un trend di disaffezione verso le consultazioni elettorali. I cittadini avranno tempo fino alle ore 15:00 di oggi per esprimersi sul testo che punta a modificare gli articoli 104 e 105 della Carta Costituzionale.

I punti chiave della riforma

Il progetto di legge costituzionale mantiene il principio di autonomia della magistratura, ma introduce innovazioni strutturali profonde:

  • Separazione delle carriere: distinzione netta tra magistrati giudicanti e requirenti (pubblici ministeri).

  • Sdoppiamento del CSM: l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura verrebbe sostituito da due organi di autogoverno distinti, entrambi presieduti dal Capo dello Stato.

  • Sorteggio: i componenti togati dei nuovi Consigli sarebbero selezionati tramite sorteggio (per i due terzi), mentre la quota laica (un terzo) resterebbe di nomina parlamentare.

  • Alta Corte: istituzione di un tribunale speciale per le funzioni disciplinari, composto da magistrati estratti a sorte e giuristi di nomina presidenziale e parlamentare.

Il dibattito politico e le ragioni del “No”

Il fronte del “No”, sostenuto dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e da larga parte delle opposizioni, interpreta la riforma come un potenziale vulnus all’equilibrio dei poteri. Le critiche si concentrano sul timore che la separazione delle carriere e i nuovi meccanismi di selezione possano, nel lungo periodo, indebolire l’indipendenza dell’ordine giudiziario nei confronti dell’esecutivo. Per i detrattori, il voto contrario rappresenta un presidio a tutela dell’attuale assetto costituzionale.

Le argomentazioni del “Sì”

La maggioranza di governo e i sostenitori del “Sì” difendono la riforma come il necessario completamento del sistema accusatorio introdotto nel 1989. Secondo questa visione, la distinzione tra chi accusa e chi giudica è fondamentale per garantire la piena terzietà del giudice. I promotori respingono le accuse di ingerenza politica, sostenendo che il sorteggio serva proprio a recidere i legami tra correnti della magistratura e potere politico, riportando l’ordine giudiziario a una dimensione puramente tecnica.

Efficienza del sistema: il grande escluso

Nonostante l’acceso scontro ideologico, molti osservatori concordano su un limite strutturale della consultazione: la riforma interviene sull’ordinamento, ma non affronta direttamente il nodo della lentezza dei processi. Indipendentemente dal risultato che emergerà dallo spoglio pomeridiano, la sfida dell’efficienza e della riduzione dei tempi della giustizia civile e penale resterà una priorità irrisolta nell’agenda politica del Paese.

Redazione

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