La vertenza dei tirocinanti d’inclusione sociale calabresi continua a generare tensioni. Domani è previsto un incontro alla Cittadella tra l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, e le principali organizzazioni sindacali. Il tema centrale sarà la definizione di un accordo per l’uscita dal bacino dei precari over 60, ai quali la Regione intende garantire un assegno sociale di circa 631 euro al mese fino al raggiungimento dell’età pensionabile.
Per l’attuazione di questa misura è necessario un accordo quadro tra Regione e sindacati, che stabilisca criteri operativi e modalità di accesso al prepensionamento. La Cittadella ha previsto un finanziamento di circa 30 milioni di euro, che coinvolgerà anche i lavoratori dell’ex “legge 15”. In totale, il provvedimento dovrebbe riguardare circa 1.200 persone, contribuendo a ridurre il numero complessivo di tirocinanti, attualmente superiore a 4.000.
I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono che questa misura sia affiancata da incentivi alla stabilizzazione dei lavoratori più anziani, garantendo loro le stesse opportunità di assunzione rispetto ai colleghi più giovani. Tuttavia, l’operazione non trova il consenso di tutte le sigle sindacali. L’Usb, esclusa dall’incontro, ha annunciato proteste per domani mattina davanti alla Cittadella regionale, contestando l’uscita non volontaria degli over 60. «Se non siamo al tavolo, siamo nelle piazze con il popolo», dichiarano i rappresentanti dell’organizzazione, sottolineando i dubbi sulla tutela dei diritti dei tirocinanti.
Un altro punto di discussione riguarda il contributo una tantum da 25mila euro previsto dalla Regione per enti e soggetti che assumono i tirocinanti. Questa misura, inserita nell’ultima legge di Bilancio, consente alle amministrazioni pubbliche di stabilizzare i tirocinanti fino al 31 dicembre 2026, anche con contratti a tempo parziale o attraverso procedure di selezione semplificate. Tuttavia, con la proroga tecnica dei tirocini fino a novembre 2025, i sindacati chiedono di accelerare i tempi per garantire la stabilizzazione.
Parallelamente, alcuni tirocinanti hanno deciso di intraprendere azioni legali, affidando all’avvocato Giovanni Mazzei il compito di presentare una diffida alla Regione. L’obiettivo è ottenere il riconoscimento della stabilizzazione dopo anni di precariato, considerato dai lavoratori uno sfruttamento mascherato da tirocinio. L’avvocato Mazzei ha dichiarato che, in caso di risposte insoddisfacenti da parte della Regione, si procederà con un ricorso alla magistratura per il riconoscimento dei diritti economici e giuridici dei tirocinanti.
La vertenza rimane aperta, con tavoli di confronto, proteste e azioni legali che potrebbero influenzare il futuro dei tirocinanti d’inclusione sociale in Calabria.