Una doppia linea di comando, personale spaccato a metà e il rischio concreto di disservizi per un settore vitale come l’emergenza-urgenza. È lo scenario che si è aperto dal 1° ottobre per il 118 di Cosenza, finito al centro di un duro affondo politico da parte di Carlo Guccione, componente della Direzione nazionale del Partito democratico.
Al centro della denuncia c’è il passaggio delle funzioni ad Azienda Zero, un processo di transizione che, nei fatti, ha diviso gli operatori tra chi è transitato nella nuova azienda e chi è rimasto alle dipendenze dell’Asp di Cosenza. Una convivenza organizzativa definita complessa e rischiosa, che si inserisce nel solco di una protesta già aperta dalle associazioni di volontariato.
Il nodo del personale: numeri e confusione gestionale
Secondo i dati diffusi da Guccione, su un totale di 446 persone (un conteggio che include anche il 112 di Catanzaro), il trasferimento ha riguardato solo una parte della forza lavoro: 243 operatori sono transitati ad Azienda Zero e 203 operatori sono rimasti nell’Asp di Cosenza (quasi la metà del totale).
«Come può essere gestito un servizio di urgenza ed emergenza con dipendenti di aziende diverse? Chi risponde a chi? Chi organizza turni, ferie, sostituzioni?» si chiede l’esponente dem, sottolineando come la coesistenza di dipendenti di due aziende diverse — con chi è rimasto all’Asp in una situazione di “dipendenza funzionale” da Azienda Zero — rischi di generare conflitti, confusione e vuoti operativi. A ciò si aggiunge il futuro incerto del personale rimasto all’Asp, che dovrà essere ricollocato senza che, al momento, siano state fornite garanzie chiare su tempi, modi e funzioni.
La protesta del volontariato e il rischio ambulanze ferme
La crisi organizzativa si intreccia con il fronte delle associazioni di volontariato che garantiscono il supporto logistico e operativo al 118. Già a settembre, alcune realtà avevano inscenato proteste davanti alla sede dell’Asp per contestare le condizioni economiche delle nuove convenzioni, giudicate peggiorative e introdotte in modo unilaterale.
Dopo il fallimento del tavolo di confronto, diverse associazioni hanno annunciato l’intenzione di recedere e sospendere il servizio. Al centro della contestazione ci sono rimborsi ritenuti insufficienti, capaci di coprire al massimo l’80% delle spese reali sostenute.
L’allarme: «Sulla salute non si può improvvisare»
Il timore espresso è che un eventuale ritiro generalizzato delle ambulanze possa paralizzare ulteriormente un sistema che, anche prima di questa riorganizzazione, faticava a rispettare i tempi di soccorso previsti dalle norme in ambito urbano ed extraurbano.
Da qui la richiesta urgente rivolta alla Regione, ad Azienda Zero e ai vertici dell’Asp di Cosenza: fare chiarezza immediata sugli organici reali in servizio, sui turni, sui mezzi disponibili e sulle contromisure messe in campo per evitare che postazioni e ambulanze restino scoperte.
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