Bar in crisi nel Cosentino: 277 chiusure in sei anni, è la provincia più colpita della Calabria

Confesercenti Calabria: dal 2019 al 2025 la provincia di Cosenza perde il 13,3% dei locali. Il peso maggiore è fuori dai centri urbani, dove un bar chiuso significa anche meno socialità

La provincia di Cosenza è quella che in Calabria ha pagato il prezzo più alto alla contrazione dei pubblici esercizi. Tra il 2019 e il 2025 i bar cosentini sono passati da 2.086 a 1.809, con 277 attività in meno e un calo del 13,3%. Lo rivela l’analisi di Confesercenti Calabria sull’andamento del settore negli ultimi sei anni.

Cosenza arretra più di tutte le altre province

A livello regionale la Calabria ha perso 474 bar, scendendo da 4.906 a 4.432 attività (-9,7%). Un dato migliore della media nazionale, ferma al -14,2%, che però nasconde forti differenze territoriali. Il Cosentino, da solo, assorbe più della metà delle chiusure regionali (277 su 474) e ha perso più bar delle altre quattro province messe insieme (197 in totale).

Il quadro provincia per provincia:

  • Cosenza: -277 attività (-13,3%)
  • Catanzaro: -80 attività (-9,2%)
  • Crotone: -47 attività (-10,8%)
  • Vibo Valentia: -44 attività (-10,7%)
  • Reggio Calabria: -26 attività (-2,3%)

Reggio Calabria, con un calo di appena 26 locali (da 1.107 a 1.081), è l’unico territorio che mostra una tenuta evidente. Per Confesercenti, questa disparità indica che gli interventi non possono essere uniformi.

La desertificazione commerciale dei centri minori

La provincia di Cosenza, la più estesa e con il maggior numero di comuni piccoli e interni, risente più di tutte di un fenomeno che l’associazione definisce di “desertificazione commerciale”. A livello regionale, l’86% delle chiusure (408 attività) è avvenuto fuori dai cinque capoluoghi, dove i bar sono scesi da 3.957 a 3.549 (oltre il 10% in meno). Nei capoluoghi la flessione è stata più contenuta: da 949 a 883 locali, 66 in meno (-7%).

Va precisato che i dati provinciali includono anche il capoluogo, e l’analisi di Confesercenti non scorpora il numero di chiusure nella sola città di Cosenza.

“È questo il dato che deve farci riflettere maggiormente”, ha dichiarato Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Calabria. “In Calabria la perdita si concentra soprattutto fuori dai capoluoghi, dove la chiusura di un bar pesa spesso molto di più sulla vita quotidiana di una comunità”.

Il bar come presidio sociale

Nei piccoli paesi del Cosentino il bar è spesso molto più di un esercizio commerciale: è il luogo dell’incontro quotidiano, un punto di riferimento per anziani, lavoratori e famiglie, a volte l’unico servizio aperto in paese. “Quando una serranda si abbassa e non viene sostituita da una nuova attività”, ha spiegato Aloisio, “si perde un servizio, si riducono le occasioni di socialità e il territorio diventa un po’ più fragile”.

La proposta di legge e l’appello a intervenire

Per contrastare il fenomeno, Confesercenti ha avviato una campagna nazionale a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare che comprende anche i pubblici esercizi. L’obiettivo è ridurre la distanza tra cittadini e servizi, difendere la vitalità dei centri urbani e preservare occupazione e relazioni sociali.

Il messaggio del presidente regionale è chiaro: “Il fatto che la Calabria abbia tenuto meglio della media nazionale non deve diventare un alibi. Al contrario, dobbiamo intervenire adesso, quando esiste ancora una rete diffusa da difendere e rafforzare”.

Redazione

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