La Calabria continua a confrontarsi con una situazione economica particolarmente complessa, caratterizzata dalla riduzione dei consumi, da redditi inferiori alla media nazionale e da una crescente difficoltà nel sostenere le spese quotidiane. L’aumento del costo della vita ha progressivamente ridotto la capacità di acquisto dei nuclei familiari, rendendo sempre più difficile affrontare anche necessità fondamentali come alimentazione, assistenza sanitaria, utenze domestiche e trasporti.
A delineare la portata del fenomeno sono diversi indicatori economici e sociali, che collocano la regione tra i territori italiani maggiormente esposti al rischio di impoverimento.
Il dato più significativo riguarda la contrazione del 14,9% della spesa reale delle famiglie calabresi tra il 2019 e il 2025, una diminuzione nettamente superiore rispetto alla media nazionale.
Una situazione che trova riscontro anche nelle segnalazioni delle organizzazioni impegnate nell’assistenza alle persone in difficoltà, sempre più frequentemente chiamate a intervenire per garantire beni e servizi essenziali.
Consumi in calo: la Calabria tra le regioni più penalizzate
L’erosione del potere d’acquisto rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della crisi economica regionale.
Secondo un’elaborazione del Centro di ricerca e formazione dei consumi (Crc), basata su statistiche Istat, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025 la spesa reale delle famiglie italiane ha registrato una diminuzione dell’8,7%.
In Calabria, invece, la flessione ha raggiunto il 14,9%, collocando il territorio regionale tra quelli maggiormente penalizzati. Soltanto la Puglia e la Provincia autonoma di Bolzano hanno registrato contrazioni più elevate.
A livello nazionale, la spesa mensile nominale è passata da 2.560 a 2.782 euro. L’incremento degli importi sostenuti, tuttavia, non corrisponde a una maggiore quantità di beni e servizi acquistati.
L’inflazione ha infatti determinato un aumento dei prezzi che ha ridotto il valore effettivo delle risorse disponibili.
Per numerose famiglie questo significa dover destinare una quota crescente del reddito alle spese obbligatorie, riducendo gli acquisti non indispensabili e, nei casi più difficili, rinunciando anche a beni di prima necessità.
Rischio povertà al 37,2%: il divario con l’Europa
Le difficoltà economiche della Calabria emergono con particolare evidenza anche dai dati relativi alla povertà.
Secondo Eurostat, nel 2024 il 37,2% della popolazione calabrese risultava a rischio povertà, una percentuale tra le più elevate dell’Unione europea.
Il confronto con la media comunitaria, pari al 16,2%, evidenzia una distanza superiore a venti punti percentuali.
Anche le rilevazioni Istat relative al rischio di povertà o esclusione sociale confermano le difficoltà strutturali che interessano la Calabria e, più in generale, diverse aree del Mezzogiorno.
Gli indicatori descrivono una condizione nella quale una parte consistente della popolazione dispone di risorse economiche limitate, insufficienti per affrontare con tranquillità eventuali spese impreviste.
Una riparazione dell’automobile, un intervento sull’abitazione o una bolletta particolarmente elevata possono compromettere l’equilibrio finanziario di un nucleo familiare.
La fragilità economica non riguarda esclusivamente le persone prive di occupazione, ma può interessare anche lavoratori, pensionati e famiglie che, pur disponendo di entrate regolari, devono confrontarsi con costi sempre più difficili da sostenere.
Sanità, oltre 180mila calabresi hanno rinunciato alle cure
Tra le conseguenze più preoccupanti delle difficoltà economiche figura la rinuncia alle prestazioni sanitarie.
Secondo i dati riportati dalla Fondazione Gimbe, nel 2024 oltre 180mila residenti in Calabria non hanno effettuato almeno una prestazione sanitaria di cui avevano necessità.
Il fenomeno ha interessato circa il 10% della popolazione regionale e comprende visite specialistiche, esami diagnostici e altri accertamenti.
Le difficoltà di accesso ai servizi sanitari sono legate a diversi fattori, tra cui i tempi di attesa e i costi che i cittadini devono sostenere quando ricorrono a prestazioni a pagamento.
Per le famiglie economicamente più fragili, anche una spesa medica può diventare un problema difficile da affrontare.
Un segnale significativo arriva da Crotone, dove il farmacista Salvatore Frontera ha raccontato un fenomeno riscontrato nella propria attività.
Intervenendo sabato a Cosenza durante una manifestazione del Movimento popolare nazionale, Frontera ha spiegato che, dalla metà del mese, alcuni clienti iniziano a chiedere di poter acquistare medicinali a credito.
Il ricorso al pagamento differito anche per i farmaci evidenzia la difficoltà di sostenere spese sanitarie essenziali quando stipendi, pensioni o altre entrate risultano già assorbiti dalle necessità quotidiane.
Redditi bassi: Calabria ultima nella graduatoria nazionale
A rendere più complessa la situazione contribuisce il divario reddituale rispetto alle altre regioni italiane.
Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Calabria presenta un reddito medio dichiarato di 19.020 euro, il valore più basso nella graduatoria nazionale.
La distanza rispetto alla Lombardia, regione con il reddito medio più elevato, raggiunge circa 11.200 euro.
Un divario che incide direttamente sulla capacità delle famiglie di affrontare l’aumento dei prezzi e di accumulare risparmi.
La disponibilità di redditi più contenuti riduce infatti i margini economici necessari per sostenere eventuali emergenze e limita le possibilità di spesa.
Il basso livello dei redditi, associato all’incremento del costo della vita, contribuisce ad accentuare le disuguaglianze territoriali e a rendere più vulnerabili i nuclei familiari con minori disponibilità economiche.
Debiti delle famiglie in aumento: credito al consumo a 5,81 miliardi
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il crescente ricorso ai finanziamenti.
Nel 2025, secondo i dati riportati, il credito al consumo delle famiglie calabresi ha raggiunto complessivamente 5,81 miliardi di euro, con un’esposizione media di 7.060 euro per nucleo familiare.
Il valore risulta in aumento del 5% rispetto all’anno precedente.
Il ricorso al credito può rappresentare uno strumento utile per distribuire nel tempo il costo di determinati acquisti, ma comporta maggiori rischi quando viene utilizzato per sostenere spese ricorrenti.
Le rate mensili, infatti, incidono sulle disponibilità economiche future e possono aggravare la situazione dei nuclei che già incontrano difficoltà nel rispettare le scadenze.
L’aumento dell’indebitamento si inserisce quindi in un quadro caratterizzato da consumi in diminuzione e da una capacità di risparmio limitata.
Banco Alimentare, cresce la preoccupazione per le famiglie fragili
Le difficoltà economiche trovano riscontro anche nell’attività delle organizzazioni impegnate nel contrasto alla povertà.
Il Banco Alimentare della Calabria aveva già richiamato l’attenzione, nel mese di settembre, sulla possibilità di un aumento delle richieste di assistenza durante il periodo autunnale e invernale.
Tra le categorie considerate maggiormente vulnerabili figurano le famiglie con figli minorenni e gli anziani che vivono soli, particolarmente esposti agli effetti dell’aumento dei prezzi.
L’organizzazione ha rivolto un appello alle imprese e ai produttori affinché contribuiscano a rafforzare la rete di solidarietà attraverso la disponibilità di beni alimentari e il sostegno alle attività di distribuzione.
L’obiettivo è garantire una risposta adeguata alle necessità delle persone che non riescono a sostenere autonomamente tutte le spese per l’alimentazione.
Anche i vescovi calabresi richiamano l’attenzione sul disagio sociale
La situazione economica regionale è stata al centro anche di un intervento della Conferenza episcopale calabra, che ha espresso vicinanza alle categorie maggiormente colpite dall’aumento dei costi.
L’attenzione dei vescovi si è concentrata sulle difficoltà affrontate da famiglie, lavoratori e imprenditori, alle prese con rincari che interessano energia, carburanti e materie prime.
Si tratta di aumenti che incidono sia sui bilanci domestici sia sulle attività produttive, contribuendo a rendere più complessa la gestione delle risorse economiche.
Il richiamo della Conferenza episcopale si aggiunge alle segnalazioni provenienti dalle organizzazioni sociali, evidenziando la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di vita delle persone maggiormente esposte alla povertà.
Povertà in Calabria, il sostegno sociale e le criticità strutturali
Il quadro delineato dai diversi indicatori mostra come la difficoltà economica delle famiglie calabresi non sia riconducibile a un singolo fattore, ma derivi dalla combinazione di redditi contenuti, aumento dei prezzi, riduzione dei consumi e crescente indebitamento.
A queste condizioni si aggiungono le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie e la necessità, per una parte della popolazione, di ricorrere alle reti di assistenza per soddisfare bisogni fondamentali.
Gli interventi delle associazioni solidali continuano a rappresentare un sostegno importante, soprattutto per le persone che si trovano in situazioni di maggiore vulnerabilità.
Allo stesso tempo, i dati evidenziano la rilevanza di misure strutturali capaci di rafforzare il potere d’acquisto, sostenere i redditi e migliorare l’accessibilità ai servizi essenziali.
La riduzione delle disuguaglianze economiche e il contrasto alla povertà restano così questioni centrali per la Calabria, dove una quota significativa della popolazione continua a incontrare difficoltà nel sostenere il costo della vita.
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