Violenza contro il personale sanitario: l’Ordine dei Medici di Cosenza richiede sicurezza e un patto sociale di responsabilità

Oltre alle tutele normative come la flagranza differita, serve rafforzare i protocolli nei presidi d'emergenza e superare il clima di sfiducia che alimenta le aggressioni

Agata Mollica

L’escalation di episodi di violenza ai danni di medici, infermieri e operatori socio-sanitari nei luoghi di lavoro continua a rappresentare un’emergenza complessa e non più procrastinabile. Le manifestazioni di solidarietà rivolte ai professionisti della salute colpiti nell’esercizio delle proprie funzioni travalicano la semplice formalità istituzionale: esprimono la drammatica consapevolezza delle criticità in cui versa il sistema sanitario e sottolineano come colpire chi cura equivalga a ledere il diritto stesso della comunità alla tutela della salute.

A prendere posizione è Agata Mollica, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri Cosenza.

Svolgere la professione medica — in particolare nei contesti d’emergenza-urgenza — richiede tempi di risposta rapidi, decisioni complesse e la gestione di dinamiche ad alta tensione. Garantire standard di sicurezza adeguati all’interno delle strutture sanitarie costituisce pertanto un requisito imprescindibile per consentire il corretto svolgimento delle prestazioni assistenziali e salvaguardare l’incolumità del personale.

Protocolli operativi e collaborazione istituzionale

Nel territorio cosentino, l’Ordine dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri è impegnato in un tavolo di confronto sinergico con la Prefettura, le Forze dell’Ordine, l’Azienda Sanitaria Provinciale e l’Azienda Ospedaliera di Cosenza. L’obiettivo è la revisione e la rimodulazione dei protocolli operativi d’intesa, volti a migliorare i livelli di protezione nei presidi, velocizzare le tempistiche di intervento in caso di emergenza e gestire tempestivamente i contesti di potenziale rischio.

Oltre l’aspettativa sanzionatoria: la necessità di un approccio culturale

Se da un lato il quadro normativo vigente — rafforzato dalle disposizioni della Legge n. 171/2024 e dall’introduzione della flagranza differita — offre nuovi strumenti di contrasto sul piano giudiziario, dall’altro la sola risposta punitiva appare insufficiente a sradicare il fenomeno.

I dati e le dinamiche sociali mostrano come l’aggressività verso il personale sanitario affondi spesso le radici in un clima diffuso di sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche, amplificato anche dalle interazioni e dalle testimonianze sui canali digitali. Questo scetticismo finisce per oscurare lo sforzo quotidiano e le risposte erogate dal sistema sanitario alla collettività, fungendo talvolta da innesco per condotte incontrollate e violente.

Le linee di indirizzo e il ruolo delle istituzioni nazionali

Per arginare l’emergenza, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) ribadisce la necessità di una stretta collaborazione con l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Tale cooperazione mira a condurre un’analisi puntuale delle singole criticità ambientali e logistiche nelle aziende sanitarie, al fine di adottare misure preventive strutturate.

La tutela dei lavoratori della sanità richiede un impegno congiunto che coinvolga governance politica, personale sanitario, sistema educativo e società civile. Il superamento della crisi attuale passa attraverso interventi strutturali, una comunicazione responsabile e la promozione continuativa di una cultura della non violenza e del rispetto delle professioni di cura.

Redazione

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