L’amministrazione comunale di Rende si trova al centro di una dura contestazione in seguito alla diffusione delle nuove linee guida per il Piano strutturale comunale (Psc). Il gruppo civico Laboratorio Civico ha lanciato un affondo, parlando di un “punto di caduta mai visto” e definendo la scelta come un “atto politico grave e incoerente”.
L’accusa principale è di aver rinnegato la precedente e a lungo sbandierata narrazione del “consumo di suolo zero“. Secondo Laboratorio Civico, dopo anni in cui questo principio è stato un vessillo identitario utilizzato per delegittimare le gestioni precedenti, l’attuale forza politica al governo starebbe “spalancando la porta a nuove edificazioni” proprio nelle aree non urbanizzate che si era impegnata a difendere. Questo atteggiamento viene etichettato come un “tradimento politico” che rivela una gestione guidata dall’opportunità del momento piuttosto che da principi consolidati di sostenibilità.
Critiche ambientali e contrasto con la pianificazione moderna
Le ripercussioni di tali scelte, secondo gli analisti civici, sarebbero fortemente negative sia sul piano ambientale che su quello territoriale. Si paventa un peggioramento della mobilità, un incremento dei costi pubblici e una pressione insostenibile sulle aree verdi, con conseguente rottura degli equilibri ecologici e dispersione insediativa, contraria ai moderni principi di pianificazione urbana.
L’associazione sostiene che Rende non necessiti di espansione, ma di rigenerazione urbana, riqualificazione dei quartieri degradati e ricucitura del costruito. L’edificazione su suolo libero e marginale, privo di infrastrutture adeguate, indebolirebbe la città, rendendola più disordinata e costosa.
“Urbanizzare aree non ancora compromesse significa cancellare funzioni fondamentali: il suolo libero assorbe acqua, riduce i rischi idrogeologici, mitiga le temperature urbane, ospita biodiversità, produce ossigeno e accumula CO2″.
Il paradosso dell’amministrazione e la posizione del centrodestra
Laboratorio Civico sottolinea il paradosso per cui l’attuale giunta propone interventi giudicati più invasivi e impattanti rispetto al precedente Psc (attribuibile all’amministrazione Manna), che all’epoca era stato “demonizzato come esempio negativo”. Il vecchio piano, bloccato con un “atto di imperio arbitrario”, viene oggi descritto come più moderno e fondato su rigenerazione e compattezza urbana. Le scelte attuali, invece, punterebbero a un aumento delle volumetrie e all’edificazione di aree libere, privilegiando una logica espansiva ritenuta obsoleta e dannosa.
A emergere è anche la critica all’opposizione di centrodestra. Laboratorio Civico accusa il centrodestra di superficialità e disonestà intellettuale per aver tentato di equiparare il nuovo PSC all’azione della giunta Manna. Invece di denunciare efficacemente la “reale deriva espansiva” dell’amministrazione in carica, l’opposizione avrebbe preferito gettare “tutto in caciara”, dimostrando di non conoscere la storia urbanistica locale.
L’associazione civica si dichiara equidistante da maggioranza e centrodestra, ma non disposta a tacere di fronte a “mistificazioni” e propaganda. Il sospetto è che le scelte urbanistiche rispondano a interessi e pressioni che si muovono intorno all’area del futuro ospedale universitario, un’opera sostenuta da Laboratorio Civico, ma che non dovrebbe diventare pretesto per la speculazione edilizia.
In conclusione, Laboratorio Civico chiede con forza il ritiro delle nuove linee guida, l’apertura di un confronto trasparente e un ritorno ai principi di coerenza e responsabilità.