«Tre morti al giorno sul lavoro. È questo il dato che dovrebbe allarmare chi ci governa, ma che viene invece accettato come un tributo da pagare al profitto». Lo ha scritto via social Vittoria Baldino, deputata calabrese del Movimento 5 Stelle.
«A Serricella di Acri, alla festa dei minatori della Cgil, c’erano volti, mani, storie. Storie che raccontano di come il lavoro, in questo Paese, continui a essere vissuto come sacrificio, rischio, precarietà. Questi minatori – ha aggiunto la politica nata a Rossano – sono la forza che regge i più grandi cantieri d’Italia e del mondo: scavano le gallerie delle cosiddette grandi opere, aprono strade e collegano territori. Eppure restano invisibili, ridotti a ingranaggi di un sistema che pretende tanto e concede poco, corpi che troppo spesso pagano il prezzo più alto».
«Storie come quella di Salvatore Cucè, trent’anni appena, partito da Roccabernarda per lavorare in un cantiere del Terzo Valico. Una fuga di gas, una fiammata, e la sua vita si è spenta tra le fiamme. Salvatore – urla la Baldino – non era un numero: era un ragazzo con una comunità che lo aspettava a casa.E ancora oggi, per quella morte, nessuno ha pagato».
«La verità è semplice: in Italia il lavoro continua a essere sfruttamento. Appalti al massimo ribasso, subappalti infiniti, ricatti occupazionali, ritmi che consumano i corpi. È questa la radice delle cosiddette “morti bianche”: il sistema che tratta i lavoratori come ingranaggi usa e getta».
«La sicurezza non è una concessione, è il cuore stesso della lotta per la dignità. Ogni turno deve garantire il ritorno a casa, ogni cantiere deve essere presidio di diritti, non campo di battaglia tra vita e profitto. Cambiare significa rompere questo modello: spezzare la catena del massimo ribasso, rafforzare la presenza pubblica nei controlli, colpire chi lucra tagliando sulla pelle di chi lavora», ha rimarcato la deputata del M5S.
«La dignità del lavoro non si misura con le chiacchiere di chi governa, ma con la vita concreta di chi ogni giorno scende in miniera, entra in fabbrica, sale sui ponteggi.Un Paese civile non accetta bare nei cantieri: mette la sicurezza prima di tutto, perché mette le persone prima del profitto», ha concluso Vittoria Baldino.


