Le attività societarie e le presunte influenze nella gestione di incarichi pubblici sono al centro di una nuova inchiesta giudiziaria che coinvolge figure di spicco del panorama politico e imprenditoriale calabrese. Tra i nomi presenti nei documenti investigativi spicca Antonino Daffinà (al centro dell’inchiesta che sta facendotremare la Regione Calabria), definito come “consulente finanziario” del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, pur non risultando formalmente indagato. Il fascicolo, seguito dalla Procura, riguarda anche Paolo Posteraro ed Ernesto Ferraro ed è incentrato su un articolato sistema di partecipazioni societarie e benefici personali.
Quote societarie e relazioni sbilanciate tra i soci
Secondo le ipotesi degli inquirenti, il rapporto tra Occhiuto e Posteraro all’interno delle società comuni – almeno cinque, con attività diversificate dall’agroalimentare all’editoria – sarebbe stato asimmetrico. A Posteraro viene attribuito il ruolo di finanziatore diretto, mentre a Occhiuto viene contestata la fruizione di vantaggi economici e materiali: tra questi l’uso personale di tre autovetture, il pagamento di sanzioni stradali per infrazioni commesse da un familiare e l’accesso a una multicard per rifornimenti di carburante.
Incarichi pubblici e ritorni economici
Un altro elemento al vaglio degli investigatori è rappresentato da nomine ricevute da Posteraro, che secondo l’accusa potrebbero essere state facilitate da relazioni istituzionali riconducibili a Occhiuto. Queste avrebbero fruttato a Posteraro oltre 500.000 euro, cifra ottenuta grazie a incarichi in enti e società pubbliche. I magistrati ipotizzano che la rete relazionale possa aver agevolato la sua ascesa professionale nel settore pubblico.
Una cena riservata e la nomina sfumata
Uno degli episodi più significativi ricostruiti attraverso le intercettazioni ambientali è una cena conviviale in cui, secondo le ricostruzioni, si sarebbe discusso della nomina di Posteraro alla presidenza del Parco d’Aspromonte. All’incontro, oltre a Occhiuto e Posteraro, avrebbe partecipato anche Antonino Daffinà, nella sua veste di consulente per la stima delle quote societarie in seguito alla decisione del governatore di uscire dalle società comuni.
Durante il confronto, sarebbe emersa la necessità di definire le modalità di rimborso per le quote di Occhiuto, rendendo necessaria – sempre secondo le carte dell’inchiesta – la presenza di Daffinà, già noto per il suo ruolo di subcommissario alla depurazione e commercialista di Vibo Valentia. Tuttavia, l’ipotesi di nomina al Parco non si è mai concretizzata, probabilmente a causa dell’apertura delle indagini sul dissesto dell’Amaco, la società di trasporto pubblico di Cosenza che vede coinvolto lo stesso Posteraro.
Inchiesta ancora in fase di approfondimento
Le autorità inquirenti, insieme alla Guardia di Finanza, sono impegnate nell’analisi di atti e intercettazioni per comprendere se vi siano state violazioni penali o solo coincidenze amministrative. Nessuno degli elementi emersi, al momento, ha portato a provvedimenti giudiziari nei confronti dei protagonisti. La figura di Daffinà resta in un’area grigia: presente nelle dinamiche, ma non formalmente accusato, la sua posizione verrà probabilmente chiarita nel prosieguo delle indagini.
Il fascicolo, ancora in evoluzione, mette sotto i riflettori il delicato intreccio tra potere politico, interessi economici e incarichi pubblici, un sistema su cui magistratura e forze dell’ordine continuano a indagare per stabilire eventuali responsabilità penali.