La centrale del Mercure: tra scontri politici e visioni per il futuro del Pollino

L'impianto a biomasse si conferma epicentro di uno scontro politico che intreccia elezioni, alleanze e strategie di sviluppo per il territorio calabrese e il Parco Nazionale del Pollino

La Centrale del Mercure si conferma epicentro di uno scontro politico che intreccia elezioni, alleanze e strategie di sviluppo per il territorio calabrese e il Parco Nazionale del Pollino.

La centrale a biomasse del Mercure, situata in un’area di pregio ambientale, rappresenta non solo un tema energetico, ma anche un terreno di confronto elettorale e politico in vista delle Regionali del prossimo anno. Il centrosinistra, guidato dal Partito Democratico, ha scelto di capitalizzare sulla questione, organizzando gli Stati Generali della Montagna a Mormanno, un evento strategico che ha visto la partecipazione della leader Elly Schlein. In questa occasione, è stato siglato il “Patto dei Sindaci” con un’alleanza politica che potrebbe influenzare la composizione delle liste elettorali nella regione.

Sul fronte opposto, il centrodestra appare frammentato. Fratelli d’Italia e Forza Italia, due pilastri della coalizione, non sono riusciti a trovare un accordo per la nomina del presidente dell’Ente Parco del Pollino, lasciando la posizione vacante da due anni. Questo vuoto politico ha rappresentato una debolezza che il centrosinistra ha cercato di sfruttare, rafforzando la sua presenza nell’area.

La vicenda della Centrale del Mercure ha polarizzato le posizioni, con due visioni contrapposte che coinvolgono attori istituzionali, ambientalisti e rappresentanti locali. Da un lato, il Comitato del “sì” alla centrale, guidato dal sindaco di Laino Borgo Mariangelina Russo e dall’ex presidente del Parco, Domenico Pappaterra, ha esultato per la decisione del Governo di impugnare la cosiddetta “Norma Laghi”. Tale norma, proposta dal consigliere regionale Ferdinando Laghi, prevedeva il ridimensionamento delle centrali energetiche nelle aree protette, limitandone la potenza massima a 10 MW termici.

Per il Comitato del “sì”, l’impugnativa è stata vista come una vittoria della filiera istituzionale e imprenditoriale che punta a mantenere attiva una delle centrali a biomasse più potenti d’Europa. Dall’altro lato, il fronte ambientalista e lo stesso Laghi continuano ad opporsi con fermezza. Laghi sostiene che una centrale a biomasse da 41 MW termici nel cuore del Parco Nazionale del Pollino sia incompatibile con le esigenze di tutela ambientale, ribadendo che il Piano del Parco già limita la potenza consentita.

Nel frattempo, cresce il protagonismo di una rete di sindaci nell’area del Pollino, con figure come Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano, che lavorano a progetti di sviluppo territoriale. Questa rete, soprannominata il “Partito dei Sindaci”, punta a integrare turismo e infrastrutture locali, anche attraverso accordi di programma e protocolli d’intesa tra grandi territori come la Sibaritide e il Pollino.

Tuttavia, l’assenza di una guida per l’Ente Parco rappresenta un freno per la pianificazione strategica dell’area. Questo vulnus politico pesa non solo sul centrodestra, ma sull’intera gestione del territorio, rallentando decisioni cruciali per l’equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale.

La questione della Centrale del Mercure va ben oltre l’aspetto tecnico-energetico. Essa è diventata un simbolo dello scontro tra due visioni: quella che punta a un modello di sviluppo basato su infrastrutture e produzione energetica, e quella che privilegia la salvaguardia dell’ambiente come elemento chiave per il futuro del Pollino e della Calabria.

Con le elezioni regionali all’orizzonte, i partiti stanno cercando di consolidare le proprie posizioni e attrarre consensi nelle aree chiave della Calabria settentrionale. Sarà fondamentale per entrambe le coalizioni trovare una sintesi tra le esigenze locali e le scelte politiche a livello nazionale, evitando di esasperare ulteriormente le divisioni.

La Centrale del Mercure non è solo una questione di biomasse o di energia: è un banco di prova per le capacità della politica di affrontare i nodi irrisolti del territorio, bilanciando interessi ambientali, economici e sociali. In un contesto segnato da alleanze mutevoli e sfide elettorali imminenti, il futuro del Pollino e della Calabria settentrionale si intreccia sempre più strettamente con questa vicenda.

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