Slitta al 2027 la nascita della Città unica Cosenza-Rende-Castrolibero

Ratificato in Consiglio regionale il percorso condiviso tra centrodestra e Pd sbocciato la scorsa estate, ma il referendum del prossimo primo dicembre sarà decisivo

La fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero vedrà la sua realizzazione soltanto nel febbraio del 2027, un traguardo che rimane subordinato all’esito positivo del referendum fissato per il prossimo primo dicembre. Questo slittamento, frutto di un accordo politico tra centrodestra e Partito Democratico, consolida un cammino avviato lo scorso luglio nell’aula di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale calabrese.

L’intesa tra le forze politiche è stata sancita da una dichiarazione ufficiale letta da Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale, che ha ribadito i passaggi fondamentali del processo di fusione. Franco Iacucci, vicepresidente del Consiglio e rappresentante del Pd, ha sottolineato l’importanza di questa posizione condivisa: «Il testo serve a garantire maggiore consapevolezza nell’attuazione della fusione ea evitare interpretazioni errate», ha dichiarato.

L’obiettivo del Pd, spinto dal capogruppo Mimmo Bevacqua e dal segretario regionale Nicola Irto, è stato quello di tornare protagonista in un progetto inizialmente osteggiato da alcuni consiglieri comunali del centrosinistra cosentino, tra cui il sindaco di Cosenza Franz Caruso. Quest’ultimo aveva presentato un ricorso al Tar, respinto sia in primo grado sia dal Consiglio di Stato, per bloccare la consultazione referendaria e contestare la legge che regola il processo di fusione.

Nonostante le iniziali resistenze, negli ultimi giorni anche il circolo cittadino del Pd di Cosenza ha mostrato un atteggiamento più conciliatorio e propositivo. Diversa, invece, la posizione dei Comitati per il “no” di Cosenza e Rende, che continuano a opporsi fermamente al progetto. Composti da esponenti del centrosinistra e figure con esperienza nelle istituzioni locali e nazionali, i comitati desiderano la Città unica un’iniziativa inadatta al contesto attuale.

Sul fronte opposto, il centrodestra si è mostrato compatto sin dall’inizio, sostenendo la nascita del nuovo ente pubblico territoriale come un’opportunità di crescita e sviluppo per l’intera area urbana. Anche Azione ha aderito al progetto, rafforzando il fronte favorevole.

Il primo dicembre sarà una data cruciale: i cittadini dei tre comuni saranno chiamati a esprimerersi sulla fusione. Il loro voto determinerà se il progetto potrà proseguire, confermando così l’accordo politico raggiunto e ponendo le basi per il consolidamento di una nuova entità amministrativa che punta a migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi.

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