Ci va giù duro Pierpaolo Iantorno, già assessore al Bilancio del Comune di Rende, incarico ricevuto dall’ex sindaco Marcello Manna il 30 gennaio 2017 per poi dimettersi, in seguito a una verifica politica, il 13 novembre 2020. «La casta di comando e la sua grande manovra sull’Area urbana cosentina», scrive nel titolo del suo intervento in merito alla fusione tra i Comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero.
«Consolidamento, rafforzamento e perpetuazione del potere di controllo di un territorio più vasto e soprattutto più ricco di opportunità», scrive Iantorno il quale aggiunge: «Realizzazione di un’ambizione sfrenata quasi ossessiva per scrivere la storia di oggi e stare insieme ai grandi politici del passato».
«Politicamente – scrive l’ex assessore – l’operazione di fusione (per incorporazione/annessione) è chiara sull’asse Roma-Catanzaro-Rende/Arcavacata-Cosenza. Alla guida incontrastata della Regione Calabria, per assenza di qualsiasi opposizione, forte del sostegno del Governo centrale di Roma e degli accordi col Rettorato, il centrodestra di Roberto Occhiuto mette le mani su Rende nel frattempo sciolta per infiltrazioni mafiose. All’UniCal, una volta concessa e istituita la facoltà di medicina, occorre costruire un policlinico e, gradualmente, aprire il Campus per diffondere l’università su tutto il territorio cittadino della grande Cosenza, prova ne è la scuola di scienze infermieristiche nel centro storico».
«Occorre poi – aggiunge Pierpaolo Iantorno – fare massa critica con Castrolibero per avere una popolazione residente superiore a 100.000 unità così da poter bussare cassa al Governo centrale per un finanziamento straordinario ancora meglio un mutuo tombale di qualche centinaio di milioni da apposito decreto salvaCosenza così come già accaduto in passato per altri comuni, Catania tanto per fare un esempio. Il centrosinistra, capita l’antifona, non vuole stare a guardare e, d’intesa con il centrodestra che non può fare tutto da solo, si inventa il modo per sedere e partecipare al tavolo».
L’ex assessore, infine, tocca le “corde” della gente, dei cittadini. «E il popolo? Ma chi se ne frega, illuso, suggestionato e già condizionato può anche essere favorevole, in caso contrario si va avanti lo stesso. Attenzione, però, che il popolo può, una volta tanto, essere sovrano e il gregge non bastare. E quando ricapiterà di nuovo – conclude Pierpaolo Iantorno la sua nota – una simile occasione per dare una risposta a questa casta politica, tutta trasversalmente unita e pronta a rigenerarsi, consolidare, rafforzare e perpetuare nel tempo il potere di controllo su un territorio più vasto e soprattutto più ricco».