Luigi Galizia, 44 anni, ha visto svanire l’ultima possibilità di sfuggire all’ergastolo con la sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione. La prima sezione penale ha respinto il ricorso presentato dal suo legale, Cesare Badolato, che contestava le motivazioni contraddittorie della condanna emessa il 7 dicembre 2023. La Corte ha così confermato la massima pena prevista per Galizia.
L’uomo è stato riconosciuto colpevole della “strage del cimitero”, un duplice omicidio avvenuto il 30 ottobre 2016. Quel giorno, Galizia uccise brutalmente Edda Costabile, 77 anni, e la figlia Ida Attanasio, 53, mentre pregavano nella cappella di famiglia nel cimitero di San Lorenzo del Vallo. Secondo quanto emerso nei vari gradi di giudizio, l’uccisione fu un atto di vendetta per l’omicidio del fratello di Galizia, Damiano, avvenuto pochi mesi prima, nell’aprile 2016, per mano di Franco Attanasio, agente immobiliare e figlio e fratello delle vittime della strage.
Il corpo di Damiano Galizia fu ritrovato avvolto in un tappeto, dopo che lo stesso Attanasio confessò l’omicidio alla polizia di Cosenza. Il movente fu una lite degenerata per un prestito non restituito, con Attanasio che affermò di aver sparato in risposta a un’aggressione fisica da parte di Galizia. Attanasio fu condannato, ma Luigi Galizia non accettò la conclusione giudiziaria del caso e decise di vendicare personalmente la morte del fratello.
Dopo aver compiuto la feroce esecuzione nel cimitero, Galizia fu arrestato e sottoposto a processo. Nonostante alterne vicende legali, la condanna all’ergastolo divenne definitiva il 7 dicembre 2023. Nel frattempo, Luigi Galizia era stato scarcerato su richiesta del suo avvocato, ma si diede alla fuga per evitare l’esecuzione della pena.
La latitanza di Galizia terminò nel giugno scorso, quando i carabinieri del Reparto operativo provinciale e della compagnia di San Marco Argentano lo trovarono nascosto in una casa nel centro storico di Lagonegro, in Campania. Le indagini, condotte con precisione, portarono anche all’arresto di alcuni favoreggiatori che avevano aiutato l’ex latitante a sfuggire alla giustizia.