La Calabria è una regione attraversata da un netto divario socio-economico. Lo evidenziano Domenico Cersosimo e Rosanna Nisticò, docenti dell’Università della Calabria, in un articolo pubblicato sulla rivista online Etica Economia, intitolato “Le due società: del benessere passivo e delle povertà calabresi”. La loro riflessione, basata su dati allarmanti, fotografa una realtà complessa e divisa: da una parte una minoranza che gode di benessere e privilegi, dall’altra una maggioranza schiacciata da povertà ed emarginazione.
La Calabria “ricca”: tra benestanti e privilegiati
Secondo i due studiosi, la Calabria benestante è composta da due categorie principali. La prima include dipendenti pubblici con redditi medi sufficienti a condurre una vita decorosa. Questo gruppo riesce a fronteggiare le inefficienze dei servizi pubblici grazie a reti di amicizie e conoscenze.
La seconda categoria, definita degli “inquilini del privilegio”, rappresenta i veri ricchi calabresi. Questi ultimi vivono in condizioni di consumo opulente, analoghe a quelle dei ceti benestanti nelle grandi città italiane. Beneficiano di reti relazionali forti, che includono associazioni professionali, club esclusivi come Rotary e Lyons, circoli massonici e aggregazioni politiche temporanee. Per questa élite, la politica ei trasferimenti pubblici rappresentano un motore fondamentale del proprio benessere. Cersosimo e Nisticò li “estrattivi”, poiché traggono vantaggio dallo status quo senza contribuire in modo significativo al benessere collettivo.
La Calabria povera: disagi, precarietà e invisibilità
All’estremo opposto si trova la Calabria povera, composta da una popolazione fragile, isolata e priva di rappresentanza. Secondo l’analisi, il 48,6% dei calabresi è un rischio di povertà o esclusione sociale, un dato che rende la regione la più povera d’Europa. Questa fascia di popolazione include:
- Anziani soli con pensioni al minimo;
- Lavoratori precari o sommersi , come riders, camerieri e operatori di call center, spesso pagati troppo poco per uscire dalla povertà assoluta;
- Giovani descolarizzati o intrappolati in lavori dequalificati con salari bassi;
- Immigrati che si arrangiano con lavoretti in nero;
- Disoccupati scoraggiati , ormai rassegnati a non cercare lavoro.
Questa Calabria povera vive ai margini, invisibile anche agli occhi della politica. Secondo Cersosimo e Nisticò, è una società senza voce, senza rappresentanza e incapace di incidere sull’ordine dominante, perché gli outsider non votano, non protestano e non minacciano il sistema.
Le differenze profonde tra le due Calabrie
I due economisti sottolineano che il diverso non riguarda solo i redditi, ma anche la capacità di creare reti e rappresentanza. La Calabria ricca si sostiene attraverso relazioni orizzontali e sistemi di cooptazione, mentre la Calabria povera è composta da individui isolati e frammentati, senza strumenti per migliorare la propria condizione.
A peggiorare il quadro, le politiche pubbliche si concentrano quasi esclusivamente sui benestanti, trascurando le fasce deboli. L’eliminazione delle misure relative al reddito di cittadinanza è un esempio di come le politiche sociali assenti o controproducenti abbiano aggravato la situazione.
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