C’è un’ironia sottile, quasi beffarda, nel vedere un seminario intitolato “Dal campo al microfono: comunicare lo sport” naufragare proprio sulla comunicazione più semplice quella tra un ospite di livello nazionale e la stampa locale. L’attesa all’Università della Calabria per Beppe Bergomi, storico capitano dell’Inter e voce di Sky Sport, è durata oltre un’ora; un’attesa che si è risolta in un confronto sgarbato e surreale.
Tutto inizia con una domanda sul politically correct nella narrazione sportiva. Lo “Zio” risponde in maniera stizzita: “Non ti saprei neanche rispondere. So solo che viviamo in un mondo dove funziona più la negatività che la positività”.
Il clima si scalda definitivamente quando arriva una domanda sul territorio. Un cronista pone l’attenzione sulla realtà calabrese, ma la reazione di Bergomi è quella che non ti aspetti: “Io non so in Calabria come vivete la realtà sportiva, faccio fatica a saperlo… mi avete fatto due domande a cui non so cosa rispondere, aiutami”.
Poco dopo Bergomi decide di interrompere tutto: “Aspetta, chiudiamo le telecamere. Io non sono preparato su queste cose qua, voi cosa mi volete chiedere?”. Il paradosso raggiunge il suo apice quando interviene un dirigente dell’Atletico San Lucido, organizzatore del Memorial Dario Albanese, manifestazione che vedo Bergomi come ospite d’onore, per ribadire che la “spalla’ di Fabio Caressa si trovava all’Unical proprio per parlare di comunicazione.
Ma l’ex campione del mondo ha tagliato corto: “I giornalisti non sono qui per questo, li vedo contrariati e sono contrariato anche io”. L’incontro si è chiuso così: senza un saluto, con un’uscita di scena che ha lasciato i cronisti tra lo stupore e l’incredulità generale. Se il compito del comunicatore è quello di creare ponti, Bergomi all’Unical ha preferito alzare un muro. Per dignità di cronaca, è stato giusto lasciare l’ex capitano al suo incontro con gli studenti, sperando che nell’aula magna, lontano dai microfoni della stampa, abbia mostrato quell’essere “esempio di lealtà e professionalità” (come si legge sulla pagina della formazione tirrenica) che nei corridoi dell’ateneo sembra invece essere rimasto negli spogliatoi. Un “fallaccio da dietro” alla categoria che, avrebbe meritato il cartellino rosso.
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