Si avvia verso una ridefinizione procedurale il filone giudiziario che vede coinvolto Domenico Pallaria, attuale direttore generale del Dipartimento regionale Politiche della Montagna e Forestazione. La Procura della Repubblica ha formulato una nuova richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del dirigente, la cui posizione era stata precedentemente stralciata dal troncone principale dell’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione di nomine e appalti all’interno della Regione Calabria.
Il prossimo 23 marzo, la posizione di Pallaria sarà ufficialmente riunificata a quella degli altri 25 coindagati. Lo stralcio si era reso necessario dopo che il Giudice dell’udienza preliminare (Gup) aveva riscontrato la nullità della precedente richiesta di rinvio a giudizio, accogliendo l’eccezione sollevata dal difensore di fiducia del dg, l’avvocato Aldo Ferraro. La difesa aveva infatti evidenziato il mancato svolgimento dell’interrogatorio dell’indagato, formale adempimento che era stato richiesto tempestivamente subito dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Le contestazioni residue e i coindagati
Il ritorno del direttore generale davanti al Gup avverrà sulla base di un quadro accusatorio parzialmente rimodulato. Gli uffici inquirenti hanno proceduto all’espunzione delle ipotesi di reato per le quali è già intervenuta la prescrizione dei termini legali. I capi d’imputazione rimasti a carico di Pallaria rimangono comunque cinque:
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Tre episodi di presunta corruzione;
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Un’ipotesi di falso ideologico;
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Un’ipotesi di peculato.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, mira a far luce su un presunto sistema di gestione irregolare di commesse pubbliche e incarichi istituzionali. All’interno dello stesso procedimento figurano altre 25 persone, tra cui esponenti di rilievo della politica e dell’imprenditoria calabrese degli scorsi anni. Tra i nomi noti iscritti nel registro degli indagati compaiono l’ex governatore della Regione Calabria, Mario Oliverio; l’ex commissario della Sorical, Luigi Incarnato; l’ex consigliere regionale Alfonso Dattolo; l’imprenditore ed ex assessore regionale Francescantonio Stillitani e l’ex militare della Guardia di Finanza Ercole D’Alessandro.
Le accuse contestate a vario titolo agli indagati nell’ampio fascicolo d’indagine spaziano dalla corruzione al falso, dal peculato alla truffa, fino alla concussione e all’accesso abusivo a un sistema informatico.
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