Lo scenario economico per le famiglie e le imprese della Calabria si fa sempre più complesso. Secondo gli ultimi dati elaborati dalla Cgia di Mestre, la spesa energetica regionale è destinata a subire un’impennata significativa nel corso del 2026, con un aggravio medio stimato in 746 euro annui per nucleo familiare (circa 60 euro mensili).
Il report evidenzia come la Calabria sia tra le aree più esposte alle fluttuazioni dei mercati energetici, risentendo direttamente delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e della volatilità dei prezzi delle materie prime.
Carburanti: la Calabria tra le regioni con i maggiori aumenti
Il comparto della mobilità registra i rincari più severi. La spesa per benzina e gasolio sostenuta da imprese e cittadini calabresi passerà dai 2.500 euro del 2025 ai 3.024 euro previsti per il 2026. Si tratta di un incremento del 20,9%, equivalente a 524 euro di costi aggiuntivi. Tale dinamica è influenzata dalla natura temporanea del taglio delle accise, la cui scadenza – attualmente fissata al 22 maggio – rischia di innescare un immediato rialzo dei prezzi al distributore in assenza di proroghe o nuovi interventi calmieranti.
Bollette: primato negativo per l’energia elettrica
In termini percentuali, la Calabria detiene il primato nazionale per l’incremento della spesa elettrica. Il costo complessivo per il territorio regionale passerà da 1,37 miliardi a 1,55 miliardi di euro (+13,1%). Non meno critica la situazione del gas naturale, che segna un aumento del 13,7%, gravando sul bilancio regionale per ulteriori 43 milioni di euro rispetto all’anno precedente.
Il contesto nazionale e il rischio liquidità
Su scala nazionale, la crisi energetica presenta un conto complessivo di 29 miliardi di euro. Sebbene in termini assoluti i volumi di spesa più elevati si concentrino nelle regioni del Nord (Lombardia con 5,4 miliardi, Emilia-Romagna con 3 e Veneto con 2,9), l’impatto proporzionale al Sud rischia di essere più devastante. La Cgia avverte che il persistere di prezzi elevati mette a repentaglio la tenuta delle famiglie vulnerabili e la sopravvivenza delle piccole imprese con ridotta disponibilità di liquidità.
Le soluzioni proposte: dal “price cap” agli extraprofitti
Per arginare l’emergenza, l’associazione degli artigiani suggerisce una strategia basata su interventi fiscali e normativi immediati:
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Riduzione dell’Iva: Abbattimento dell’imposta sulle bollette energetiche.
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Price Cap: Introduzione di un tetto massimo al prezzo del gas.
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Disaccoppiamento: Separazione dei prezzi tra gas ed energia elettrica per proteggere il mercato dagli shock speculativi.
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Contributo di solidarietà: Prelievo straordinario sugli extraprofitti realizzati dalle multinazionali dell’energia.
In linea con le direttive dell’Unione Europea, la richiesta è quella di passare da misure generalizzate a sostegni mirati, capaci di proteggere il tessuto produttivo e sociale dal rischio di una recessione energetica.
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