Lavoro, Calabria tra luci e ombre: cala la disoccupazione ma cresce l’inattività

Il bollettino CNEL 2026 evidenzia criticità strutturali nel territorio regionale: record di Neet a Crotone e un divario di genere che tocca i 23 punti percentuali

Il mercato del lavoro in Calabria chiude il 2025 con segnali contrastanti. Secondo l’ultimo bollettino del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), basato su dati Istat, la regione riflette le dinamiche del Mezzogiorno: una contrazione del tasso di disoccupazione a cui fa da contraltare un preoccupante aumento dell’inattività.

L’emergenza inattività e il fenomeno Neet

Il dato più critico per la Calabria riguarda il tasso di inattività, che ha raggiunto la quota del 48,3%. Si tratta di una fetta della popolazione in età lavorativa che non solo è priva di impiego, ma ha smesso di cercarlo attivamente. All’interno di questa cornice si inserisce l’allarme relativo ai Neet (giovani che non studiano e non lavorano), con la provincia di Crotone che registra il picco regionale più elevato, toccando il 48,6%. Questo bacino appare eterogeneo, coinvolgendo sia profili privi di titoli di studio sia laureati, a testimonianza di un mismatch persistente tra formazione e offerta territoriale.

Il divario di genere: Vibo Valentia e Catanzaro in controtendenza

La Calabria presenta una delle divergenze di genere più marcate d’Italia, pari a 23 punti percentuali. Se l’occupazione maschile (fascia 15-64 anni) si attesta al 58,1%, quella femminile scivola al 34,9%. Nonostante il dato regionale sia critico, emergono performance provinciali differenti:

  • Vibo Valentia: detiene il primato regionale per l’occupazione femminile con il 46%.

  • Catanzaro: segue a breve distanza con un tasso del 44%.

Il contesto del Mezzogiorno

Nel complesso, il Sud Italia mantiene un tasso di occupazione stabile al 50%. Sebbene la disoccupazione nell’area sia scesa dal 10,8% al 9,4%, il tasso di inattività è salito al 44,6%, confermando una tendenza all’uscita dal mercato del lavoro che la Calabria esaspera ulteriormente.

Il presidente del CNEL, Renato Brunetta, ha definito il divario di genere nel Mezzogiorno come una delle «principali fragilità strutturali del Paese», sottolineando l’urgenza di potenziare le politiche attive per eliminare i fattori che limitano la partecipazione, specialmente femminile, al mondo del lavoro.

Redazione

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