Un pacchetto di voti in cambio di assunzioni al cimitero comunale: è questa l’accusa mossa dalla Dda di Catanzaro al sindaco Flavio Stasi, finito ai domiciliari nell’operazione antimafia “Ginestra”. Il blitz di Ros e Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza ha portato a 41 arresti, 24 in carcere e 17 ai domiciliari.
L’ipotesi accusatoria. Stasi è indagato in relazione alle amministrative del giugno 2024. Secondo la Procura, tramite Vincenzo Curia avrebbe accettato il sostegno elettorale di Annibale Matalone, ritenuto vicino alla criminalità organizzata. Per Matalone e Curia il gip ha disposto rispettivamente il carcere e i domiciliari.
Gli elementi. Il quadro poggia su più tasselli:
- le intercettazioni, in cui Matalone parla del proprio impegno a favore di Stasi (una delle conversazioni è considerata quella che ha innescato l’inchiesta);
- le conversazioni di Matalone con la moglie, nelle quali dice che Stasi lo avrebbe “mandato a chiamare”;
- un incontro tra Curia e Matalone, a pochi giorni dal voto, nei pressi della sede del comitato elettorale di Stasi, documentato dalle telecamere di videosorveglianza comunale.
Cosa non c’è. Negli atti non risultano conversazioni intercettate direttamente tra Stasi e Matalone, né incontri documentati tra i due. Il gip, scrive Il Giornale, considera comunque la sequenza un riscontro importante alle conversazioni intercettate. Secondo la gip Fabiana Giacchetti, gli elementi raccolti dalla Dda configurano un quadro di gravi indizi sufficiente per la misura cautelare. Resta però un provvedimento cautelare, non una sentenza.
Prossimi passi. Martedì 3 novembre Stasi comparirà davanti alla gip, assistito dall’avvocato Mauro Mitidieri. Se il quadro accusatorio dovesse incrinarsi la misura potrebbe cadere; altrimenti la battaglia legale proseguirà davanti al Tribunale del Riesame.
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