Operazione “Ginestra”, Damiano Pepe tace davanti al gip: “Tripolino” non risponde alle domande

Interrogatorio di garanzia in videocollegamento dal carcere di Cosenza per il boss di Cassano allo Jonio, arrestato dopo l’attentato in cui è morta la compagna. Lunedì 2 novembre tocca al sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi

Carcere di Cosenza

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Damiano Pepe, il boss di Cassano allo Jonio arrestato nei giorni scorsi nell’ambito della maxioperazione “Ginestra”. L’interrogatorio di garanzia davanti al gip si è svolto ieri, venerdì 30 ottobre, alle 14, in videocollegamento dal carcere di Cosenza.

L’orario è slittato rispetto alle 12 previste inizialmente, per consentire le operazioni di trasferimento dall’ospedale dopo le dimissioni. Pepe era arrivato all’“Annunziata” in gravi condizioni nella notte tra sabato e domenica scorsi, dopo l’attentato subìto davanti alla sua abitazione in contrada Lattughelle, in cui ha perso la vita la compagna, Silvana Sibarelli.

Il silenzio di “Tripolino”

Assistito dall’avvocato Pasquale Di Iacovo, Pepe, noto negli ambienti criminali con il soprannome di “Tripolino”, ha scelto di non rispondere alle domande del magistrato. Alla base della scelta, la mole degli atti d’indagine a fronte del poco tempo trascorso tra l’arresto e l’interrogatorio, ritenuto insufficiente dalla difesa per esaminarli.

Stessa linea per Carmine Ginese, Natale Perri, Giovanni Chiaradia e Piero Chiaradia, collegati dalla casa circondariale di Rossano e anch’essi difesi dall’avvocato Di Iacovo. Ha taciuto anche Aldo Abbruzzese, assistito dagli avvocati Di Iacovo e Giuseppe Bruno, collegato dal carcere di Melfi, dove è detenuto.

Terminati gli interrogatori degli indagati in carcere, si passerà a quelli di chi si trova ai domiciliari.

Lunedì tocca al sindaco Stasi

Molto atteso l’interrogatorio del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, fissato per lunedì 2 novembre alle 13,45. Il primo cittadino è ai domiciliari con braccialetto elettronico, accusato di voto di scambio politico-mafioso con esponenti delle cosche coriglianesi. Il suo legittimo difensore, l’avvocato Mauro Mitidieri, ha già annunciato che chiederà la revoca della misura.

Secondo l’accusa, Stasi avrebbe stretto un accordo con personaggi di spicco della criminalità locale per ottenere voti utili alla rielezione, alle amministrative del 2024, in cambio di assunzioni al Comune.

Lo stesso giorno saranno interrogati anche Marcello Pepe (avvocato Pasquale Di Iacovo), Santo Straface (avvocato Gianluca Serravalle), Sandro Sibarelli (avvocato Giuseppe Fioramante) e Antonio Mingrone (avvocato Francesco Nicoletti).

L’operazione “Ginestra”

L’operazione della Dda ha portato a 41 arresti e ha colpito duramente i clan della Sibaritide, ricostruendo ruoli e gerarchie nell’attuale riassetto dei gruppi mafiosi locali. Ha inoltre fatto luce su due omicidi di matrice ‘ndranghetistica: quello di Giorgio Salvatore Cimino, del 2001, e quello di Carmine Morello, del 2023.

A vario titolo, agli indagati sono contestati i reati di associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutti aggravati dal metodo e/o dalla finalità mafiosa, oltre al patto elettorale politico-mafioso.

Redazione

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