Epatite A, allerta tra Cosenza e Catanzaro: sotto indagine il consumo di mitili

Sono circa dieci i casi rilevati nelle due province. Gli esperti ipotizzano una contaminazione da virus HAV legata a prodotti ittici o acque irrigue

Le autorità sanitarie calabresi mantengono alta la guardia di fronte a un incremento di casi di epatite A (virus HAV) registrati tra le province di Cosenza e Catanzaro. Al momento si contano circa dieci pazienti in fase acuta, sei dei quali localizzati nel cosentino. Le condizioni cliniche dei soggetti monitorati non destano particolari preoccupazioni: si tratta di epatiti non complicate, gestite presso i reparti di Malattie Infettive dell’azienda “Dulbecco” di Catanzaro e dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza, oltre a un ricovero in Gastroenterologia.

Le ipotesi sul contagio: riflettori su cozze e ostriche

L’indagine epidemiologica, coordinata dal dottor Martino Rizzo, direttore dell’Igiene Pubblica dell’Asp di Cosenza, si concentra sulla via di trasmissione oro-fecale. Il principale indiziato appare essere il consumo di cozze e mitili.

«L’elemento di congiunzione tra i sei casi cosentini è il consumo di prodotti ittici, sia in ambito domestico che nella ristorazione», ha spiegato Rizzo. «Stiamo lavorando per risalire alla filiera produttiva, che potrebbe coinvolgere più fornitori». Lo scenario richiama quanto avvenuto lo scorso gennaio nel Napoletano, dove l’Istituto Zooprofilattico aveva rilevato la presenza del virus in campioni prelevati a Nisida e Bacoli, portando alla sospensione temporanea delle attività produttive. Tra le cause ipotizzate per tali contaminazioni figurano guasti alle reti fognarie o lo sversamento di reflui causato dalle abbondanti piogge.

Monitoraggio esteso a frutta e verdura

Il protocollo di sorveglianza, su input della Regione Calabria, è stato esteso a tutte le Asp territoriali. Oltre ai mitili, l’attenzione degli ispettori si concentra su frutta e verdura, che potrebbero essere state contaminate dall’impiego di acque irrigue non conformi.

Il dottore Rizzo ha richiamato alla memoria il precedente del 2014, quando un’epidemia fu causata da frutti di bosco surgelati. In quel caso, la responsabilità legale dell’azienda fu esclusa poiché l’etichetta riportava l’obbligo di cottura, una precauzione fondamentale spesso ignorata dai consumatori.

Prevenzione: le regole per il consumo sicuro

Per abbattere il rischio di infezione da HAV, le autorità sanitarie ribadiscono l’importanza di una corretta manipolazione degli alimenti. Per quanto riguarda le cozze e gli altri molluschi, non è sufficiente attendere la semplice apertura delle valve: è necessaria una cottura di almeno 4-5 minuti a una temperatura superiore ai 70°C per neutralizzare il virus.

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