Cosenza, “Caso Iacchitè”: il GIP dispone l’oscuramento totale. Dalla diffamazione allo “stalking mediatico”

Non basta cambiare dominio: il provvedimento del tribunale di Cosenza autorizza la Polizia Postale a oscurare ogni nuova versione del sito

Non è solo una questione di parole pesanti o critiche politiche feroci. Per la Procura di Cosenza e per il giudice Letizia Benigno, l’attività del blog “Iacchitè” è tracimata in un vero e proprio «stillicidio persecutorio». Con un decreto datato 18 febbraio 2026, il GIP ha ordinato l’oscuramento del sito e di qualsiasi dominio analogo riconducibile al suo gestore, Gabriele Carchidi.

Se in passato il tribunale aveva optato per la rimozione dei singoli articoli ritenuti offensivi, oggi la valutazione è cambiata drasticamente. Al centro del caso c’è il rapporto conflittuale con il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Secondo il decreto, non si tratterebbe più di semplice diritto di cronaca o critica politica, ma di una sequenza ossessiva di attacchi personali: 145 articoli in un anno, di cui quasi novanta concentrati negli ultimi tre mesi. Una frequenza che, secondo il magistrato, integra il reato di atti persecutori (art. 612-bis c.p.), configurando una “macchina del fango” capace di destabilizzare la serenità della vittima.

Un passaggio fondamentale della decisione riguarda la natura del sito. Il GIP ha rilevato che, a seguito della cancellazione dal registro stampa del Tribunale avvenuta nel 2024, “Iacchitè” non può più essere considerato una testata giornalistica. Questa distinzione tecnica è cruciale: mentre la stampa tradizionale gode di tutele costituzionali che rendono il sequestro preventivo un’opzione estrema e limitata, un blog può essere oscurato con maggiore agilità se considerato strumento di reato.

In passato, ogni volta che un dominio veniva bloccato, il blog riappariva in poche ore sotto una diversa estensione (.blog, .com, .it). Il nuovo decreto conferisce alla Polizia Postale il potere di intervenire direttamente su ogni nuova “replica” del sito senza attendere ulteriori autorizzazioni, anche se registrata su server esteri. Una sfida tecnica non da poco, come dimostrato dall’ultima apparizione fugace di un dominio .eu, prontamente intercettato e oscurato dalle autorità.

Gabriele Carchidi non arretra. Attraverso i canali social, il giornalista ha rivendicato il proprio diritto al lavoro e alla libertà di pensiero, annunciando ricorso al Tribunale del Riesame. «Saremo presto di nuovo in rete», ha promesso ai suoi lettori, confermando che la battaglia legale e comunicativa intorno a “Iacchitè” è lontana dalla conclusione.

Redazione

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