Si profila un complesso scontro legale tra il corpo dirigenziale della Regione Calabria e i vertici amministrativi della Cittadella. Oggetto del contendere è la mancata restituzione di somme consistenti, trattenute mensilmente dagli stipendi dei dirigenti a partire dal 2013, a seguito di un’ispezione del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato.
L’origine del blocco: l’ispezione del 2013
La vicenda affonda le radici nel monitoraggio amministrativo-contabile effettuato tra ottobre e dicembre 2013. Gli ispettori ministeriali, incaricati di verificare la congruità dei costi derivanti dall’applicazione dei contratti collettivi, avevano rilevato presunte irregolarità nella gestione del salario accessorio e, nello specifico, nell’erogazione dell’indennità di posizione, ritenuta superiore ai parametri consentiti.
In risposta ai rilievi, la Regione aveva siglato un protocollo d’intesa con le sigle sindacali. L’accordo prevedeva un accantonamento temporaneo delle somme eccedenti attraverso trattenute mensili, con l’impegno esplicito di subordinare la restituzione definitiva agli esiti finali dell’accertamento ministeriale.
Lo stallo amministrativo e il rischio di danno erariale
Sebbene l’ispezione si sia conclusa formalmente nell’aprile 2019 con l’invio degli atti alla Procura della Corte dei Conti, la magistratura contabile non ha ad oggi ravvisato responsabilità per danno erariale. Ciononostante, l’amministrazione regionale non ha proceduto allo sblocco dei fondi né ha fornito motivazioni giuridiche per la prosecuzione del prelievo.
I dirigenti interessati contestano la trasformazione di una misura cautelare e temporanea in una decurtazione permanente, in assenza di un provvedimento definitivo che accerti l’eventuale indebita erogazione. Una posizione supportata dalle stesse controdeduzioni che la Regione aveva inviato a suo tempo al Ministero, difendendo la legittimità delle indennità superiori ai minimi tabellari in virtù delle norme contrattuali vigenti.
Le conseguenze legali
La tensione è sfociata in una pioggia di diffide e azioni giudiziarie. Secondo quanto trapelato dagli uffici della Cittadella, sarebbero già stati emessi i primi decreti ingiuntivi che condannano l’Ente alla restituzione delle somme, comprensive di interessi e spese legali.
Paradossalmente, l’inerzia dell’amministrazione nel regolarizzare la posizione dei propri dirigenti rischia ora di configurare quel danno erariale che le trattenute iniziali miravano a prevenire, a causa dei costi aggiuntivi derivanti dalle sconfitte in sede civile.