La lotta alla criminalità organizzata si avvale di molteplici strategie, tra cui la confisca patrimoniale si configura come uno degli strumenti più incisivi, complementare alla repressione giudiziaria. Questo meccanismo mira a sottrarre le proprietà illecite alle organizzazioni mafiose per riconsegnarle al patrimonio collettivo.
Un esempio tangibile di questa azione è rappresentato dal recente destino di un nucleo di opere d’arte realizzate tra gli anni Cinquanta e Ottanta. Tali beni, transitati attraverso l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), sono stati acquisiti al patrimonio indisponibile dello Stato e destinati a diversi istituti museali.
Tra questi figura la Galleria Nazionale, ospitata a Palazzo Arnone di Cosenza, un luogo di profondo valore simbolico, trasformato da ex-carcere a presidio di civiltà e cultura.
Inaugurata la mostra “Art, save me. La bellezza salvata”
È con questo spirito che la direttrice Rossana Baccari ha inaugurato l’esposizione intitolata “Art, save me. La bellezza salvata”. Il titolo racchiude un duplice significato: la capacità della bellezza di agire come elemento salvifico e il successo nel sottrarre queste opere alla logica criminale.
Le opere, che coprono correnti dall’Astrattismo all’Arte Concettuale, dalla Transavanguardia al Postmoderno, non erano state acquisite dai criminali per passione artistica, ma venivano utilizzate come merce di scambio in operazioni di ricatto e corruzione.
All’inaugurazione, che presenta una disposizione provvisoria dei beni confiscati, hanno partecipato diverse personalità del mondo istituzionale e antimafia. Tra gli ospiti vi erano Melissa Acquesta, funzionario storico dell’arte della Direzione Regionale Musei Nazionali Calabria, Antonietta Cozza, consigliera delegata alla Cultura, e il giornalista e scrittore Arcangelo Badolati.
Restituzione e valore simbolico
L’evento ha visto anche la partecipazione di Alessio Cassano dell’Associazione antiracket Lucio Ferrami, e di Francesco Cefalà e Nuccio Iovene, rispettivamente direttore generale e presidente della Fondazione Trame. Questi ultimi hanno anche promosso la mostra a fumetti “E lui che mi sorride”, dedicata al giornalista Giancarlo Siani nel quarantesimo anniversario della sua morte.
Antonietta Cozza ha definito la serata come “epocale”, sottolineando la rete che connette le strutture museali locali. Per Alessio Cassano, l’iniziativa riveste un “grande valore simbolico”, amplificato dalla presenza delle associazioni antiracket calabresi. Iovene e Cefalà hanno evidenziato il gesto come una restituzione alla comunità, coerente con la missione della Fondazione Trame di diffondere la cultura dell’antimafia.
L’esposizione offre, pertanto, un’ulteriore e significativa motivazione per visitare la Galleria Nazionale, trasformando l’arte confiscata in un veicolo di legalità e memoria.