Un caso delicato scuote la comunità di Cetraro: un bambino di otto anni, ospitato nella Casa famiglia della Colonia “San Benedetto”, sarebbe stato vittima di violenze e aggressioni quotidiane da parte di un altro ospite di età superiore ai quattordici anni. La denuncia è arrivata ai carabinieri da parte della madre del minore, la quale – pur non avendo più la titolarità genitoriale – ha segnalato episodi di presunti maltrattamenti, spingendo i militari a intervenire nella struttura per verificare i fatti.
La situazione affonda le radici in un provvedimento del Tribunale per i minorenni, che il 18 settembre scorso aveva disposto il collocamento del bambino presso la Colonia “San Benedetto”. La decisione sarebbe maturata dopo il rifiuto della madre di somministrare al figlio uno psicofarmaco a base di metilfenidato, preferendo un approccio terapeutico alternativo. Tale scelta le avrebbe fatto perdere la potestà genitoriale sul minore.
Nel corso del sopralluogo, i carabinieri avrebbero rilevato diverse criticità nella gestione della struttura. Tra gli elementi più discussi, la collocazione del bambino in un dormitorio insieme a ragazzi tra i 14 e i 18 anni, circostanza che solleva dubbi sulla compatibilità ambientale e sulla sicurezza del minore. Gli accertamenti si estendono anche alla figura del tutore legale, chiamato a spiegare la scelta della sistemazione e le misure di vigilanza adottate.
Un ulteriore aspetto sotto la lente riguarda la mancanza di un Piano educativo individualizzato, previsto per legge. Il Comune di San Marco Argentano, da cui proviene il minore, versa alla struttura una retta mensile di circa 2.500 euro, nonostante l’assenza di tale piano personalizzato, in apparente contrasto con le indicazioni della Procura minorile, che avrebbe suggerito una sistemazione alternativa presso una struttura specializzata o parenti prossimi.
Sul fronte istituzionale, l’assessore alle Politiche sociali di Cetraro, Barbara Falbo, ha espresso piena fiducia nell’operato della Colonia “San Benedetto” e nelle autorità competenti, definendo la struttura “un punto di riferimento educativo fondato su profonda umanità e valori cristiani”. Falbo ha inoltre ricordato il costante monitoraggio dei Servizi sociali comunali, che garantiscono supporto a tutti i minori accolti, inclusi i minori stranieri non accompagnati, ribadendo la fiducia nelle indagini in corso.
Anche il Comune di San Marco Argentano è intervenuto sulla vicenda, sottolineando che il Servizio sociale comunale ha agito nel pieno rispetto delle disposizioni dell’Autorità giudiziaria. L’Amministrazione ha specificato che la Casa famiglia è autorizzata e accreditata nell’albo regionale della Calabria e che il minore è seguito con attenzione costante in collaborazione con il tutore legale e la struttura ospitante.
La Procura per i minorenni di Catanzaro seguirà l’evoluzione della vicenda, che approderà in aula il prossimo 9 dicembre, data in cui si tenterà di fare chiarezza sui fatti e sulle responsabilità. Intanto, l’intera comunità resta in attesa di risposte ufficiali per comprendere se le presunte violenze trovino riscontro nelle indagini e se la struttura fosse davvero idonea ad accogliere un bambino tanto piccolo.