Un verdetto limpido e assolutorio ha chiuso ieri una vicenda che, da dramma personale, si era trasformata in un caso giudiziario. Il giudice monocratico Squillaci, presso il Tribunale di Cosenza, ha assolto con formula piena F.B., originario di Caccuri, arrestato mesi fa con l’accusa di violenza privata e percosse aggravate ai danni dell’ex compagna.
La ricostruzione dei fatti, emersa in aula, ha restituito un’immagine ben diversa da quella delineata all’inizio delle indagini. L’episodio al centro del processo risale a un incontro tra i due ex a San Giovanni in Fiore, organizzato per cercare un chiarimento dopo la fine di una relazione complessa. L’incontro si è svolto nei pressi di una strada che costeggia un dirupo di circa dieci metri. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, la donna, in evidente stato di agitazione emotiva, avrebbe tentato di oltrepassare una ringhiera, probabilmente spinta da un impulso autodistruttivo.
F.B., resosi conto della pericolosità del gesto, l’avrebbe afferrata d’istinto per trattenerla, nel tentativo di impedirle di compiere un atto estremo. Quel movimento improvviso, tuttavia, fu inizialmente interpretato come un’aggressione e portò alla denuncia e al successivo arresto dell’uomo.
In tribunale, però, le cose hanno preso una direzione diversa. Fondamentali per l’assoluzione sono state le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza installate sulla caserma dei carabinieri che domina il tratto stradale in questione. Le riprese non hanno evidenziato alcuna colluttazione né violenza, ma solo un gesto rapido e concitato, compatibile con un tentativo di bloccare la donna.
A confermare questa versione è stata anche la testimonianza di un carabiniere in servizio, presente nei pressi del luogo dei fatti, che ha dichiarato di aver visto la giovane visibilmente scossa e l’uomo impegnato a calmarla, non ad aggredirla.
L’avvocato Antonello Talerico, difensore di F.B., ha espresso soddisfazione al termine del processo:
«Il mio assistito ha agito per impedire un gesto estremo. È stato accusato ingiustamente per un episodio che si è rivelato esattamente l’opposto. Il Tribunale ha riconosciuto la verità e ne ha disposto l’immediata liberazione».
Con la sentenza pronunciata ieri, si chiude un capitolo giudiziario che ha avuto pesanti conseguenze personali per il protagonista, restituendogli la libertà e, soprattutto, la dignità. Il caso conferma l’importanza di valutazioni accurate e dell’uso delle tecnologie nei procedimenti penali, soprattutto quando i fatti si svolgono in contesti emotivamente complessi e possono facilmente essere fraintesi.