Crisi Amaco, tra fallimento e inchiesta penale: sei a giudizio

Il collasso della società di trasporto urbano di Cosenza apre un doppio fronte: giudiziario e occupazionale

Il fallimento della Amaco, la società municipalizzata che gestiva i trasporti pubblici nell’area urbana di Cosenza, ha innescato un’indagine penale che coinvolge sei ex componenti dell’azienda. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Cosenza guidata da Vincenzo Capomolla, vi sono gravi ipotesi di reato legate alla gestione finanziaria e amministrativa della società, già sotto la lente per una crisi economica profonda che ha messo a rischio decine di posti di lavoro.

L’udienza preliminare, fissata per il 27 ottobre, vedrà comparire davanti al giudice Letizia Benigno sei imputati, tutti legati in passato a ruoli chiave nell’azienda. Si tratta di Paolo Posteraro, ex amministratore unico, Wladimiro Vercillo, già presidente del collegio sindacale, e di Giuseppe Pettinato, Valentina Cavaliere, Adelina Di Pietro e Gaetano Petrassi, tutti con incarichi di controllo e revisione.

Posteraro è chiamato a rispondere di nove capi d’imputazione, tra cui la tenuta irregolare delle scritture contabili che avrebbe impedito la ricostruzione del patrimonio aziendale e del flusso economico, e l’occultamento dello stato reale dei conti societari, con voci di attivo inesistenti nei bilanci a partire dal 2018. Tra le accuse, anche l’approvazione di una fusione societaria con la partecipata Asmc, operazione considerata dagli inquirenti parte integrante del dissesto.

Per gli altri imputati – Vercillo, Pettinato, Cavaliere, Di Pietro e Petrassi – l’accusa principale riguarda l’omessa vigilanza. Secondo l’accusa, non avrebbero esercitato i poteri di controllo e segnalazione loro spettanti, contribuendo così in modo consapevole al verificarsi della crisi che invece avevano il dovere giuridico di prevenire.

Nel frattempo, la gestione dell’Amaco è passata al curatore fallimentare, Fernando Caldiero, che ha tentato senza successo la via della vendita o della locazione dell’azienda. Le trattative si sono arenate, aggravando l’incertezza sul futuro dell’infrastruttura di mobilità urbana cosentina e dei suoi dipendenti.

Tutti gli indagati si dichiarano innocenti. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formalizzata dal procuratore Capomolla e dal pubblico ministero Maria Ludovica Blasi, e punta a fare chiarezza su un crollo aziendale che ha travolto servizi essenziali, dipendenti e conti pubblici.

Redazione

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