L’affitto pesa sul diritto allo studio: i costi universitari in Calabria tra sacrifici e disparità

A sollevare il problema a livello regionale è Federconsumatori Calabria, che ha condotto una prima indagine sui costi degli affitti per gli studenti universitari fuori sede all'interno della regione

Il caro vita sta mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie italiane e un settore che ne risente in modo particolare è quello dell’istruzione universitaria. In un contesto di precarietà lavorativa e inflazione crescente, il costo degli affitti per gli studenti fuori sede diventa una spesa insostenibile, che spinge molte famiglie a rinunce dolorose, compromettendo il diritto allo studio.

A sollevare il problema a livello regionale è Federconsumatori Calabria, che ha condotto una prima indagine sui costi degli affitti per gli studenti universitari fuori sede all’interno della regione. L’obiettivo? Monitorare l’impatto di queste spese sulle famiglie calabresi, dato che molti studenti, pur risiedendo nella stessa regione, devono spostarsi per frequentare uno dei tre atenei presenti.

L’analisi di Federconsumatori Calabria ha preso in esame diverse proposte di affitto nelle aree di Cosenza-Rende, Catanzaro e Reggio Calabria, considerando alloggi con camera singola, vicini ai mezzi pubblici e alle sedi universitarie. I dati emersi confermano che il problema non riguarda solo le grandi metropoli del Nord, ma si fa sentire pesantemente anche in Calabria.

Ecco i costi medi mensili per una camera singola, a persona, nelle tre aree universitarie:

  • Cosenza-Rende: € 391
  • Catanzaro: € 350
  • Reggio Calabria: € 305

A questa spesa si aggiungono i costi per le tasse universitarie (con una media di € 1.056 in Calabria), i libri, i trasporti e il vitto. L’indagine calcola che la spesa media annua per uno studente fuori sede si aggira intorno ai € 5.500 nell’area di Cosenza-Rende, ai € 4.950 a Catanzaro e ai € 4.410 a Reggio Calabria.

Mimma Iannello, Presidente di Federconsumatori Calabria, sottolinea come questi costi, pur lontani da quelli di Milano (€ 732) o Bologna (€ 632), siano insostenibili se rapportati ai redditi medi della regione. “Questa situazione trasforma gli studi universitari in un privilegio per pochi, ampliando le disuguaglianze sociali”, spiega Iannello.

Il problema non riguarda solo il costo, ma anche la carenza di alloggi pubblici. In Italia, solo il 5% degli studenti ha accesso a un posto letto in una residenza universitaria, una percentuale ben lontana da quella di Paesi come la Francia (15%) o i Paesi Bassi (20%). Sebbene il PNRR abbia stanziato fondi per nuovi alloggi pubblici, c’è il rischio, denunciato anche dall’Unione degli Studenti Universitari (UDU), che parte di queste risorse finisca a soggetti privati, alimentando ulteriormente il vortice speculativo del mercato degli affitti.

Nonostante l’Università della Calabria (Unical) metta a disposizione circa 2.500 posti letto nel suo campus residenziale, la domanda di alloggi è molto più alta. Secondo Federconsumatori, è fondamentale che in tutta la regione vengano trovate soluzioni abitative diffuse e accessibili, in modo da non costringere gli studenti a rinunce o a pendolarismi faticosi che li isolano dalla vita universitaria. L’obiettivo, conclude Iannello, è garantire un’esperienza di studio che sia “un valore aggiunto per la crescita dei nostri giovani e un fattore che li incoraggia a rimanere nella nostra terra”.

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