Il Mezzogiorno continua a essere segnato da profonde disuguaglianze sociali ed economiche, e tra le ferite più gravi c’è quella meno visibile ma più pericolosa: la povertà educativa. In Calabria, questo fenomeno assume dimensioni drammatiche e strutturali, secondo i più recenti dati Istat ed Eurostat. Il rischio povertà nella regione raggiunge il 37,2%, più del doppio rispetto alla media nazionale, mentre il 44% dei bambini vive in condizioni di deprivazione o esclusione sociale.
Solo Sicilia e Campania presentano un quadro peggiore, ma in Calabria la povertà educativa si intreccia con un sistema scolastico in crisi, svuotato da tagli e da un lento processo di smantellamento dell’autonomia territoriale. Il Piano di dimensionamento scolastico dello scorso anno ha comportato la cancellazione di 79 autonomie, con una nuova ondata di accorpamenti prevista a breve. Scuole chiuse nei piccoli centri, carenza di servizi e trasporti inadeguati completano un quadro critico che mina alla base il diritto all’istruzione e la possibilità concreta di riscatto sociale.
Secondo i rapporti di Openpolis, la Calabria è tra le regioni dove l’accesso fisico agli edifici scolastici è più complicato, in particolare nelle aree interne. Meno dell’85% degli istituti in zone periferiche è raggiungibile con mezzi pubblici, un dato che riflette una grave carenza infrastrutturale e che impatta direttamente sull’inclusività del sistema.
La povertà educativa non è solo mancanza di istruzione, ma è assenza di opportunità, disuguaglianza nelle competenze, isolamento culturale. Il recente rapporto Bes dell’Istat aveva già acceso l’allarme: le condizioni scolastiche e formative al Sud restano inadeguate per colmare il divario nazionale, e in Calabria la situazione appare particolarmente compromessa. Nonostante alcuni miglioramenti nella riduzione dell’abbandono scolastico, come evidenziato da Invalsi, resta altissimo il numero di studenti che non raggiunge i livelli minimi di competenza al termine del ciclo scolastico.
Il nuovo presidente della Regione Calabria si troverà di fronte a una sfida decisiva: investire nella scuola, nei trasporti, nei servizi territoriali per contrastare questa spirale di esclusione. Senza un intervento strutturale, sarà impossibile frenare la desertificazione educativa e sociale che colpisce intere generazioni.
La scuola è l’ultimo presidio rimasto in molti territori, spesso l’unico spazio di aggregazione e legalità, ma da anni viene trasformata in un luogo instabile e precario. La legge di Bilancio, con i suoi criteri di risparmio, ha aggravato il problema, riducendo l’istruzione a una questione di numeri anziché di diritti.
La povertà, in Calabria, comincia tra i banchi, dove troppo spesso si entra già svantaggiati. Solo una visione politica coraggiosa e centrata sull’equità potrà invertire questa tendenza. Senza scuola, non c’è sviluppo. E senza sviluppo, non c’è futuro.