Danno erariale all’Azienda ospedaliera di Cosenza: Corte dei Conti avvia azione contro dipendenti

Al centro dell’inchiesta presunti compensi indebiti per centinaia di migliaia di euro. I dipendenti coinvolti si dichiarano innocenti e si preparano a presentare memorie difensive

La Procura della Corte dei Conti ha avviato una procedura giudiziaria contabile nei confronti di alcuni dipendenti dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, accusati di aver indebitamente percepito somme non spettanti, in violazione delle disposizioni contrattuali che regolano la retribuzione nel pubblico impiego. L’ipotesi di danno erariale è stata formalizzata attraverso l’invio di “inviti a dedurre” indirizzati ai soggetti coinvolti.

Il procedimento contabile si affianca all’inchiesta penale condotta dalla Procura di Cosenza, guidata dal procuratore Vincenzo Capomolla, e conclusa con richieste di rinvio a giudizio. I fatti contestati, che fanno riferimento a prestazioni lavorative mai eseguite e a compensi per ore straordinarie non giustificate, sono stati oggetto di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, che ha acquisito una vasta mole di documentazione nel corso degli ultimi mesi.

Tra i principali indagati figura Giuseppe Ippolito, 64 anni, assistente tecnico dell’Azienda ospedaliera, che ha confessato al pubblico ministero Antonio Tridico di aver ricevuto denaro in proporzione all’ingiusto vantaggio economico riconosciuto ai colleghi. Le accuse nei suoi confronti si riferiscono a un meccanismo di compensi indebiti gestito in modo sistematico.

Altro nome noto è quello di Vincenzo Sacco, detto “Roberto”, 60 anni, vicepresidente del consiglio comunale di Cosenza e operatore tecnico sanitario. A lui viene contestata una truffa per aver ricevuto 40.120 euro in straordinari di reperibilità non dovuti, in quanto riferiti a un ufficio nel quale non risultava in servizio, come provato dalle timbrature di accesso.

Nell’elenco degli imputati anche Francesco Verrino, 57 anni, tecnico di radiologia, che avrebbe percepito 113.962 euro senza aver eseguito le relative prestazioni. Stessa accusa rivolta a Roberta Chiarello, che avrebbe ottenuto 69.716 euro per ore mai lavorate, e a Franco Perri, operatore socio sanitario di 58 anni, per 12.337 euro non dovuti. A Luigi Pellegrino, 63 anni, operatore tecnico di magazzino, vengono contestati 28.894 euro ricevuti indebitamente.

Tutti gli indagati respingono le accuse e, tramite i rispettivi difensori, si preparano a presentare memorie difensive nell’ambito dell’azione contabile promossa dalla magistratura contabile. I legali coinvolti nella difesa sono Francesco Clausi, Rossana Cribari, Nicola Rendace, Giovanni Cirio, Franz Caruso, Antonio Sanvito, Giuseppe Bruno, Alessandra La Valle e Rossana Bozzsarello.

La vicenda potrebbe però allargarsi ulteriormente. Secondo fonti vicine all’inchiesta, la magistratura inquirente ha già avviato un secondo filone investigativo che coinvolgerebbe altri soggetti appartenenti all’organico dell’Azienda ospedaliera. Al momento, i nomi dei nuovi indagati non sono stati resi noti, ma il riserbo è massimo. Le indagini sono partite da una segnalazione interna inoltrata dalla direzione generale dell’Azienda, guidata da Vitaliano De Salazar.

Il caso, che mette sotto i riflettori la gestione delle risorse pubbliche nel settore sanitario, solleva nuove preoccupazioni in una realtà già alle prese con criticità organizzative e finanziarie. Gli sviluppi dell’inchiesta contabile e penale saranno decisivi per chiarire le responsabilità e recuperare eventuali somme indebitamente sottratte alle casse pubbliche.

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