Medici cubani e specializzandi, Occhiuto replica: «Scelte basate su logiche organizzative»

Il governatore risponde alle critiche del centrosinistra sul reclutamento: assegnazioni volontarie e strategia per decongestionare i Pronto soccorso

La distribuzione dei medici cubani in Calabria e l’impiego di specializzandi negli ospedali regionali non sono frutto di decisioni arbitrarie, ma rispondono a logiche di programmazione sanitaria. Lo ha chiarito il commissario ad acta per la sanità, nonché presidente della Regione, Roberto Occhiuto, replicando alle critiche mosse dai consiglieri regionali Antonio Lo Schiavo e Raffaele Mammoliti, eletti nel territorio vibonese.

I due esponenti del centrosinistra avevano contestato sia il reclutamento di cinquanta medici cubani destinati alle Asp di Cosenza, Crotone e Vibo, sia il recente avviso pubblico per l’impiego di medici specializzandi nei Pronto soccorso e nelle Obi (Osservazione breve intensiva) di strutture come l’Azienda ospedaliera Dulbecco di Catanzaro, l’Annunziata di Cosenza e il Gom di Reggio Calabria.

Attraverso il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso e le relazioni dei direttori generali coinvolti, Occhiuto ha spiegato che la presenza dei medici cubani è frutto di un processo volontario, dove gli stessi professionisti indicano le sedi di preferenza. «La redistribuzione è effettuata tenendo conto delle preferenze, ma anche delle necessità regionali, con un meccanismo a rotazione», si legge nella risposta ai consiglieri.

Evidenziato anche che nel precedente gruppo di professionisti cubani, 17 incarichi erano stati assegnati all’Asp di Vibo su un totale di 68, mentre Cosenza non ne aveva ricevuto alcuno, dimostrando come la distribuzione segua dinamiche di disponibilità e urgenze locali.

Quanto all’impiego dei medici specializzandi, è intervenuto il direttore generale di Azienda Zero, sottolineando che l’allocazione negli hub regionali risponde alla necessità di concentrare le risorse, considerato il limitato numero di ore disponibili e l’elevato volume di accessi che caratterizza strutture come Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. «Disperdere i professionisti su tutto il territorio ridurrebbe l’efficacia dell’intervento», ha ribadito il dirigente.

Inoltre, questa modalità di impiego è al momento una misura sperimentale, che sarà valutata in base ai risultati ottenuti. Se positiva, potrebbe essere estesa anche ai Dea di primo livello, come il Jazzolino di Vibo Valentia o il San Giovanni di Dio di Crotone, finora rimasti esclusi.

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