Il progressivo declino demografico della Calabria sta generando profonde preoccupazioni per il futuro economico e sociale della regione. A lanciare l’allarme è stato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha evidenziato come la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni, subirà una drastica contrazione nei prossimi dieci anni, passando da 1.154.170 persone nel 2025 a circa 1.014.720 nel 2035. Questo rappresenta una riduzione del 12,1%, un dato che preannuncia gravi ricadute sulla produttività e sul tessuto economico regionale.
La crisi demografica non è però solo legata al calo delle nascite. Accanto alle “culle vuote”, infatti, si aggiunge il fenomeno migratorio che vede molti giovani under 40 lasciare la Calabria per cercare migliori opportunità lavorative altrove. La regione detiene il primato nazionale per tasso di emigrazione giovanile, confermando una tendenza che impoverisce ulteriormente il capitale umano e le prospettive di sviluppo.
Le ripercussioni attese sono vaste e trasversali. La contrazione della popolazione attiva inciderà negativamente su diversi comparti dell’economia, dai trasporti alla moda, dal mercato immobiliare al turismo. Anche la tenuta dei conti pubblici potrebbe essere compromessa, con un minore gettito fiscale e un aumento delle spese per welfare. In questo contesto, l’occupazione sommersa – che in Calabria rappresenta circa il 20% del mercato del lavoro – rischia di ampliarsi, creando un circolo vizioso che ostacola la crescita e aggrava le disuguaglianze territoriali.
Il calo delle nascite, quindi, non è solo una questione sociale o culturale, ma rappresenta un vero e proprio freno allo sviluppo regionale e nazionale. Il timore è che, in assenza di interventi strutturali e politiche efficaci per incentivare la natalità e trattenere i giovani sul territorio, la Calabria possa diventare un laboratorio anticipato delle fragilità future dell’intero Paese.
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