La Calabria rafforza la lotta contro il ricorso ai medici “a gettone”, con nuove misure che permettono alle strutture pubbliche di assumere personale medico tramite contratti di collaborazione coordinata e continuativa. L’obiettivo è ridurre l’utilizzo di professionisti esterni, una pratica che ha sollevato numerose polemiche negli ultimi anni.
A supporto di questa strategia, è stato previsto uno stanziamento economico mirato, che consente agli specialisti ambulatoriali interni di ricevere fino a 100 euro lordi all’ora per prestazioni straordinarie. Una soluzione pensata per valorizzare le risorse già in forza al sistema sanitario e limitare la dipendenza da esterni, spesso più costosi.
Nonostante le critiche, un recente rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha mostrato che la Calabria risulta essere tra le regioni meno esposte all’utilizzo dei gettonisti, almeno dal punto di vista economico. Nel 2024 la spesa è stata pari a 1 milione e 728mila euro, ovvero lo 0,38% del totale nazionale. Se si aggiungono anche gli ultimi sei mesi del 2023, la cifra sale a 2,5 milioni di euro, spesi esclusivamente per medici, senza coinvolgimento di personale infermieristico.
Nel dettaglio, l’Anac ha ricostruito anche la spesa cumulativa dal 2019 alla metà del 2023, che ammonta a 4 milioni di euro, divisi tra 1,6 milioni destinati a medici a gettone e 2,4 milioni per la categoria generica di “personale”. Sommando i dati più recenti, il totale raggiunge i 6,5 milioni di euro in sei anni.
Queste cifre, seppur rilevanti, restano contenute rispetto a quanto speso da alcune regioni del Nord Italia, dove il ricorso ai medici a chiamata ha raggiunto livelli ben più alti, con esborsi per decine di milioni di euro.
Il nuovo approccio calabrese punta a rafforzare la stabilità del personale medico attraverso contratti regolati, ponendo fine a una prassi definita insostenibile da molti osservatori. Parallelamente, prosegue anche il reclutamento di medici stranieri, tra cui i professionisti cubani, già impiegati in varie strutture dell’area.
Con queste misure, la Regione Calabria spera di migliorare la qualità dei servizi sanitari, contenere i costi e ridurre la precarietà lavorativa all’interno degli ospedali pubblici, in un’ottica di riorganizzazione strutturale e maggiore efficienza.
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