La vicenda della chiusura del Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino” continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica. Dopo giorni di mobilitazione, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha espresso la volontà politica di trovare una soluzione. A darne notizia è la vicepresidente del Centro, Chiara Gravina, che ha però sottolineato come la responsabilità dell’accaduto resti in capo alla Regione, proprietaria degli immobili. «Nessuno ci ha avvisate che avremmo dovuto lasciare la sede», ha dichiarato in conferenza stampa.
La chiusura del centro è avvenuta in modo improvviso, con il distacco della corrente elettrica, lasciando senza un punto di riferimento un servizio fondamentale per la tutela delle donne vittime di violenza. L’episodio ha suscitato una forte reazione da parte della comunità locale, con cittadini, associazioni e istituzioni che si sono schierati a favore della struttura. Anche l’Università della Calabria (Unical) ha avanzato delle proposte per ospitare il Centro, ma queste non soddisfano i requisiti necessari.
Gravina ha spiegato che una nuova sede deve rispettare criteri ben precisi, come l’accessibilità per le persone con disabilità, la presenza di stanze dedicate all’accoglienza delle donne, un’area riservata per l’ascolto telefonico e una sala riunioni isolata per garantire il massimo anonimato. Un altro aspetto fondamentale è la territorialità, poiché spostare il Centro lontano da Cosenza, capoluogo di provincia, potrebbe compromettere l’accessibilità al servizio. «Ringraziamo per il supporto ricevuto, ma il Centro deve restare su questo territorio», ha ribadito la vicepresidente.
Oltre alle questioni logistiche, Gravina ha espresso critiche verso le istituzioni, affermando che non bastano leggi simboliche nei giorni commemorativi come l’8 marzo o il 25 novembre. «Abbiamo bisogno di azioni concrete da parte della Regione», ha dichiarato. Ora, con l’apertura al dialogo da parte del presidente Occhiuto, si attende di capire quali saranno le reali soluzioni messe in campo per salvaguardare un presidio fondamentale nella lotta alla violenza di genere.