Centrale del Mercure: il governo impugna la norma Laghi davanti alla Consulta

Stop alle biomasse nei parchi naturali, tra questi l'impianto presente nel Pollino: una legge calabrese accende il conflitto istituzionale con Palazzo Chigi. Adesso cosa farà Occhiuto?

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la norma calabrese che limita le attività della Centrale del Mercure. Giovedì 23 gennaio, il Governo ha deliberato il ricorso alla Corte costituzionale contro l’emendamento Laghi, inserito nella legge regionale 36/2024, che prevede il divieto di nuovi impianti alimentati a biomasse nei parchi nazionali e la riduzione della potenza massima degli impianti esistenti entro sei mesi. Questa normativa, approvata lo scorso novembre dal Consiglio regionale della Calabria, mira a limitare l’impatto ambientale delle attività industriali nel cuore del Parco del Pollino.

Secondo i tecnici del dipartimento Affari regionali, la norma presenta profili di incostituzionalità . In particolare, viene contestato il divieto “a priori” di una specifica tipologia di impianto Fer (Fonti di energia rinnovabile) in determinate aree, in quanto violerebbe la normativa statale ed europea sull’energia rinnovabile, oltre che il principio di libertà di iniziativa economica sancito dall’articolo 41 della Costituzione.

La decisione del Cdm ha incontrato il favore della società Sorgenia, gestore della Centrale del Mercure, e di alcuni schieramenti politici. La multinazionale aveva già presentato ricorso al TAR contro la norma, mentre forze come Azione, Lega e Pd hanno avanzato proposte di legge per abrogare l’emendamento, sottolineando l’importanza di tutelare i posti di lavoro degli operatori della centrale.

Tuttavia, il provvedimento ha provocato tensioni politiche all’interno della Regione Calabria. Il governatore Roberto Occhiuto si è detto sostanzialmente favorevole alla norma Laghi e, di fronte all’ipotesi di abrogazione, aveva minacciato di dimettersi. Questo scenario è stato evitato quando il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha scelto di non discutere l’argomento in aula. Nonostante ciò, il dibattito ha evidenziato divisioni profonde all’interno della maggioranza di centrodestra calabrese.

Il prossimo passo sarà il confronto davanti alla Corte costituzionale. Occhiuto è intenzionato a difendere la legge calabrese, ma l’esito del contenzioso appare incerto. Intanto, il braccio di ferro tra Regione e Governo si estende ad altri ambiti: il Cdm ha deciso di resistere anche nel giudizio relativo al conflitto di attribuzioni sollevato dalla Calabria contro il ministero dei Trasporti, riguardante il decreto sul Foglio di servizio elettronico per il noleggio con conducente.

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