Le recenti nomine di Giovanni Fedele come segretario generale e di Sergio Lazzarino come direttore generale del Consiglio regionale della Calabria hanno generato un acceso dibattito politico. La decisione, presa dalla maggioranza, è stata contestata dai rappresentanti del Partito Democratico (Pd) nell’Ufficio di presidenza, Franco Iacucci ed Ernesto Alecci, che hanno motivato la loro astensione con una nota ufficiale.
Secondo i due esponenti del Pd, l’astensione è stata dettata dalla volontà di evitare strumentalizzazioni personali , pur ribadendo un netto disaccordo con il metodo adottato per queste designazioni. «Non possiamo accettare che le istituzioni siano utilizzate per soddisfare interessi di parte o per garantire equilibri politici interni alla maggioranza», hanno dichiarato.
Lo sdoppiamento delle cariche come punto critico
Un aspetto centrale delle critiche riguarda la scelta di separare i ruoli di segretario e direttore generale, tradizionalmente accorpati in un’unica figura. Per Iacucci e Alecci, questa decisione risponde esclusivamente a logiche spartitorie interne alla maggioranza , senza apportare benefici in termini di efficienza amministrativa. Anzi, sostengono che tale scelta comporterà un aumento delle spese per l’Amministrazione regionale, rappresentando un’anomalia storica.
Le implicazioni politiche
La decisione della maggioranza è stata letta come un tentativo di consolidare gli equilibri interni attraverso un maggiore controllo dei vertici burocratici. Questo metodo, tuttavia, secondo i rappresentanti del Pd, mina la credibilità delle istituzioni e rischia di accentuare le tensioni politiche a livello regionale. La scelta di Giovanni Fedele e Sergio Lazzarino, dunque, si inserisce in un quadro di forti contrasti tra maggioranza e opposizione, con il rischio di ulteriori fratture nella gestione amministrativa del Consiglio regionale.