La Calabria si conferma la regione con il peggior livello di spesa sociale pro-capite in Italia, nonostante un aumento del 49,9% tra il 2019 e il 2021. È quanto emerge dal rapporto 2024 dell’Osservatorio nazionale servizi sociali del Cnel, che analizza la spesa dei Comuni nel 2021, evidenziando gravi ritardi e disuguaglianze rispetto al resto del Paese.
Spesa sociale al minimo: i numeri che preoccupano
Vibo Valentia è fanalino di coda con appena 16 euro pro-capite spesi nel 2021, seguita da Crotone (28 euro), Cosenza (35 euro), Caserta (38 euro) e Catanzaro (42 euro). A livello provinciale e distrettuale, si registrano differenze significative: il distretto di Reggio Calabria, per esempio, investe 93 euro pro-capite, mentre quello di San Giovanni in Fiore si ferma a soli 7 euro. Questo dato riflette una grave inefficienza nella distribuzione delle risorse, che accentua il divario tra territori già in difficoltà.
Disuguaglianze nei servizi per bambini e disabili
La situazione appare altrettanto drammatica nei servizi rivolti alle fasce più vulnerabili della popolazione. Vibo Valentia spende appena 38 euro pro-capite per bambini e adolescenti, contro i 1.213 euro di Trieste. Per l’assistenza alle persone con disabilità, Catanzaro registra soli 11 euro pro-capite, a fronte dei 2.749 euro di Oristano.
Povertà sanitaria e anziani dimenticati
La povertà sanitaria rappresenta un ulteriore punto critico per la Calabria. In molte aree interne, le risorse destinate all’assistenza domiciliare per gli anziani sono pari a zero, una condizione che rende ancora più difficile garantire un livello minimo di servizi essenziali. La scarsità di fondi incide pesantemente sul diritto alla salute e all’assistenza, soprattutto nelle zone marginali della regione.
Il ruolo dell’autonomia differenziata e la necessità di interventi
Secondo Giancarlo Rafele, presidente di Legacoop sociali Calabria, la situazione della spesa sociale in Calabria non potrà migliorare senza una revisione strutturale delle politiche di allocazione delle risorse. Inoltre, l’introduzione dell’autonomia differenziata rischia di aggravare il divario tra Nord e Sud, penalizzando ulteriormente una regione già in condizioni di svantaggio.
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