Referendum città unica: in 94mila decideranno tra fusione o autonomia

Cosenza, Rende e Castrolibero domenica prossima 1 dicembre saranno chiamati al voto per scegliere il futuro dei tre comuni. Il risultato non sarà vincolante, ma rappresenterà un importante test politico e sociale

Il referendum si terrà domenica prossima, 1 dicembre, a Cosenza, Rende e Castrolibero, realtà del Cosentino che si preparano a esprimersi su una questione cruciale: l’eventuale fusione dei tre comuni in un’unica città metropolitana. Il risultato non sarà vincolante, ma rappresenterà un importante test politico e sociale.

Il fronte del “Sì” e quello del “No”

Da un lato, i sostenitori del “Sì” puntano a creare una grande città metropolitana, capace di rafforzare il peso della Calabria settentrionale. L’obiettivo è unire risorse e potenzialità per costruire una realtà più moderna ed efficiente. Dall’altro lato, i contrari alla fusione vogliono conservare l’autonomia dei tre comuni, sottolineando il rischio di perdere identità storiche e tradizioni locali.

Chi partecipa al voto e come

Saranno 93.646 i cittadini chiamati alle urne, suddivisi tra Castrolibero (8.068 elettori), Cosenza (54.065) e Rende (31.513), sulla base delle iscrizioni registrate alle ultime elezioni europee. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 21 e saranno distribuiti nei confini dei tre comuni.

Due quesiti sulla scheda

Gli elettori dovranno rispondere a due quesiti distinti:

  1. Proposta di fusione: “Volete che sia approvata la proposta di legge n.177/XII^ e che sia istituito un nuovo Comune derivante dalla fusione dei Comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero?”.
  2. Denominazione del nuovo Comune: tre le opzioni disponibili, “Cosenza”, “Cosenza Rende Castrolibero” o “Nuova Cosenza”.

Il percorso politico e il futuro

Nonostante l’esito della consultazione, il Consiglio regionale ha già stabilito una data per la fusione, in caso di approvazione. Inizialmente prevista per il 1° febbraio 2025, l’unificazione è stata posticipata al 1° febbraio 2027 grazie a un emendamento del gruppo consiliare del Partito Democratico.

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