La Calabria si conferma tra le regioni italiane con il maggior numero di crimini ambientali, registrando un incremento significativo in quasi tutte le filiere illegali. È quanto emerge da “Ecomafia 2024”, il rapporto di Legambiente che, in collaborazione con forze dell’ordine e Capitanerie di porto, analizza ogni anno i dati sulla criminalità ambientale in Italia.
I dati del rapporto e il contesto regionale
Secondo il dossier, presentato ieri presso l’Università Magna Graecia (Umg) di Catanzaro, i reati ambientali in Calabria nel 2023 sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un totale di 2.912 casi. La regione si posiziona al quarto posto in Italia per crimini ambientali, superando di gran lunga l’incremento nazionale, che si attesta al 15%.
Cosenza guida la classifica regionale con 697 reati, seguita da Crotone (515), Reggio Calabria (513) e Vibo Valentia (507). Catanzaro, con 315 reati, si colloca fuori dalle prime venti provincia a livello nazionale.
Nei settori del ciclo illegale del cemento, dei rifiuti e dei reati contro gli animali, la Calabria occupa rispettivamente il quarto, il terzo e il sesto posto. Questo evidenzia la pervasività della criminalità ambientale e l’urgenza di interventi strutturali.
Il trentennale del dossier Ecomafia
L’edizione 2024 del rapporto coincide con il trentesimo anniversario dalla pubblicazione del primo dossier Ecomafia, un documento che ha fatto luce sulla rete dei traffici illeciti di rifiuti. Durante l’incontro, moderato da Andrea Dominijanni (presidente di Legambiente Catanzaro), sono intervenuti rappresentanti del mondo accademico, politico e sociale, tra cui Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Pietro Molinaro, presidente della commissione regionale contro la ‘ndrangheta.
Anna Parretta ha sottolineato come la criminalità ambientale sia una costante in Calabria, con un impatto crescente negli ultimi anni. «Questi dati confermano l’urgenza di adottare una strategia regionale strutturata contro i reati ambientali», ha ribadito Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale di Legambiente.
Strategie e prospettive per il futuro
I numeri preoccupanti, pur essendo un segnale d’allarme, rappresentano anche un punto di partenza, come evidenziato dagli esperti. L’attività di contrasto delle forze dell’ordine e della magistratura ha permesso di portare alla luce un numero crescente di crimini ambientali, ponendo le basi per azioni più incisive.
Fontana ha rilanciato la proposta di una strategia regionale contro la criminalità ambientale, che coinvolge le istituzioni, i cittadini e il mondo accademico. A questo proposito, il dossier Ecomafia sarà utilizzato come caso di studio dagli studenti del corso di laurea in Economia dell’Umg, con l’obiettivo di formare nuove generazioni consapevoli e prepararsi ad affrontare queste problematiche.
Conclusione
La lotta alla criminalità ambientale richiede uno sforzo congiunto e multidisciplinare, ma i dati mostrano che le attività investigative e di denuncia stanno producendo risultati significativi. La Calabria, nonostante le criticità, può trasformare questa emergenza in un’opportunità per costruire un futuro più sostenibile e legale.
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