La recente sequenza sismica che ha colpito la Valle del Savuto ha ricordato alla Calabria la fragilità di un territorio storicamente soggetto a terremoti devastanti. Domenica scorsa, una scossa di magnitudo 3,7 Richter ha scosso Cosenza, Rende e l’area urbana circostante, destando preoccupazione tra i residenti e riportando l’attenzione sulle fragilità strutturali della zona. L’evento principale ha generato un continuo susseguirsi di scosse di assestamento registrate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), con almeno 80 scosse di magnitudo inferiore a 2 e altre 14 di intensità compresa tra 2 e 3 gradi.
La zona del Savuto è conosciuta per la sua sismicicità storica significativa , documentata in archivi che riportano eventi catastrofici tra i quali spiccano i terremoti del 1835, 1836 e 1870. Le valli del Savuto e del Crati hanno vissuto gravi distruzioni e numerose vittime, come nel caso della scossa del 4 ottobre 1870 (magnitudo 6.2), che provocò oltre 500 morti e la devastazione di 1.500 edifici. Tra gli eventi sismici più significativi si ricorda anche quello di Cellara nel 1854 e, più recentemente, le scosse dei primi del ‘900, tra cui il terribile terremoto dello Stretto di Messina nel 1908, con magnitudo 7.1. Questi eventi hanno segnato profondamente il territorio, lasciando un’impronta indelebile nella storia e nell’architettura della regione.
In questo contesto sismico, il Piano di Protezione Civile di Cosenza rappresenta una necessità non più rinviabile. Sebbene il piano sia stato elaborato dal Camilab (Laboratorio di Cartografia Ambientale Modellistica Idrogeologica dell’Università della Calabria), la sua effettiva implementazione resta incerta. Attualmente, Cosenza attende ancora tempistiche precise per la realizzazione e diffusione delle informazioni necessarie ai cittadini. Gli studi particolarmente hanno classificato il centro storico come vulnerabile a causa delle strutture in muratura e della vetustà degli edifici, mentre gli edifici della parte moderna della città, costruiti negli anni ’50 e ’60, sono stati giudicati a rischio medio.
Il piano prevede inoltre due scenari d’intervento: notturno e diurno, con analisi dettagliate della vulnerabilità di edifici pubblici e privati in funzione dell’orario e del rischio sismico. La metodologia adottata dal Camilab, denominata “Save” (Ems-98) , consente una valutazione accurata della debolezza delle strutture in muratura, tenendo conto di fattori come ammorsamenti, connessioni e rinforzi. Questa analisi è cruciale per la prevenzione dei danni e per la pianificazione degli interventi in caso di terremoti futuri, particolarmente per le aree storiche.
Negli ultimi anni, il rettore emerito dell’Unical, Gino Mirocle Crisci, ha espresso forti critiche sull’inadeguatezza delle misure di prevenzione sismica nella regione, sottolineando l’urgenza di un’azione concreta. Crisci ha ribadito come la Valle del Crati e l’area del Savuto siano particolarmente a rischio, a causa della presenza di numerose faglie attive. La mancanza di prevenzione e l’assenza di un piano operativo, secondo Crisci, rappresentano una grave lacuna per una regione che ha già vissuto il trauma di eventi tellurici devastanti.
Nonostante la paura provocata dagli ultimi sismi sembri temporaneamente sopita, la sorveglianza sismica è continua. L’Ingv monitora la situazione, consapevole della pericolosità sismica di una regione in cui le scosse non seguono una logica prevedibile e dove il rischio di nuovi eventi sismici resta elevato. Nel frattempo, l’assessore comunale alla Protezione Civile, Veronica Buffone, ha promesso aggiornamenti sul piano, ma i tempi di attuazione sono ancora indefiniti.