Essere amministratori locali in Calabria è diventato sempre più complesso. Oltre alla difficile gestione degli enti, la criminalità organizzata esercita una pressione crescente, cercando di influenzare la gestione della cosa pubblica. Numerosi episodi di intimidazione ai danni degli amministratori dimostrano questa tendenza, ma lo Stato ha risposto con un piano di ristoro per supportare le amministrazioni colpite.
Il Governo ha messo a disposizione 6 milioni di euro destinati ai Comuni vittime di intimidazioni, e in Calabria sono stati stanziati complessivamente 412mila euro. Nella provincia di Cosenza, la situazione è particolarmente grave, con 19 Comuni che hanno ricevuto fondi, seguita da Crotone con 9 Comuni e Catanzaro con 6. Sorprendentemente, la città metropolitana di Reggio Calabria ha ricevuto fondi per soli 3 Comuni, tra cui Reggio Calabria stessa (33mila euro), Villa San Giovanni (8mila euro) e San Ferdinando (7mila euro). Ancora più anomalo è il caso di Vibo Valentia, che non ha registrato episodi accertati di intimidazione, quindi non ha ricevuto alcun contributo.
La provincia di Cosenza emerge come il “campo minato” per gli amministratori locali, con criticità particolari a Corigliano-Rossano, Praia a Mare e Morano Calabro. Tuttavia, il comune con il maggior numero di episodi di intimidazione è Cirò Marina, nel Crotonese, che ha registrato ben 4 casi, seguito da Cotronei con 3 episodi. Nel resto della regione, la situazione è meno preoccupante, con San Mango d’Aquino, nel Catanzarese, che ha registrato solo due casi di intimidazione.
Il contributo erogato dal fondo statale, anche se simbolico, ha un significato sostanziale: promuovere la legalità e rafforzare la democrazia locale. Gli enti locali beneficiari possono decidere autonomamente come utilizzare i fondi, ma le principali destinazioni includono iniziative per la promozione della legalità, soprattutto coinvolgendo le scuole, e misure di ristoro per il patrimonio dell’ente o per gli amministratori vittime di intimidazioni.
Il decreto ministeriale che regola l’erogazione dei fondi stabilisce che il riparto sia basato sul numero degli episodi di intimidazione registrati e sulla popolazione residente nel comune colpito. Il 60% del fondo è assegnato in base al numero di atti intimidatori, mentre il 40% tiene conto del numero di abitanti. Questo criterio riflette l’importanza di coinvolgere i cittadini nelle iniziative per la promozione della legalità, che risultano tanto più onerose quanto maggiore è la popolazione da coinvolgere.
Nonostante il sostegno economico, resta evidente che la Calabria, soprattutto nelle aree del Cosentino e del Crotonese, continua ad affrontare gravi difficoltà legate alle pressioni della criminalità organizzata. La sfida per gli amministratori locali non si limita alla gestione ordinaria degli enti, ma include anche la necessità di resistere alle intimidazioni e promuovere una cultura di legalità e trasparenza.