La Procura chiede 23 anni di carcere per Isabella Internò nel caso Bergamini

Alessandro d'Alessio, procuratore generale di Castrovillari, ha richiesto una condanna di 23 anni per Isabella Internò, accusata di premeditazione nella morte di Donato Bergamini

sabella Internò è accusata di essere coinvolta nella morte del calciatore Donato Bergamini, avvenuta 35 anni fa. Il procuratore generale della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha richiesto una condanna di 23 anni di reclusione per l’ex compagna di Bergamini, sostenendo che il delitto fu frutto di premeditazione e di una gelosia esasperata. Secondo l’accusa, l’omicidio è stato eseguito da persone non ancora identificate, ma con il contributo diretto della Internò.

Durante la requisitoria, D’Alessio ha ricordato come l’allora fidanzata del calciatore avesse espresso, pochi giorni prima della morte, un forte risentimento verso Bergamini, confidandosi con l’amica Tiziana Rota. Il procuratore ha evidenziato la testimonianza cruciale di Rota, all’epoca dei fatti amica stretta di Isabella Internò, e ha paragonato la sua dichiarazione agli accertamenti forensi eseguiti dai RIS, che hanno stabilito che Bergamini sarebbe morto per “asfissia meccanica violenta”.

Il pubblico ministero Luca Primicerio ha rinforzato questa tesi, affermando che la versione fornita dalla Internò è in netto contrasto con tutti gli elementi raccolti durante il processo. L’assassinio del calciatore, secondo il pm, rappresenta la realizzazione di un piano ideato da Isabella, che ha raccontato più volte versioni non supportate dai fatti. Anche Primicerio ha ribadito il peso delle dichiarazioni di Rota, definendole come “la voce di Isabella”, aggiungendo che altre testimonianze, come quella di Roberta Alleati, rappresentano invece “la voce di Denis”.

Nonostante la gravità delle accuse, il procuratore D’Alessio ha riconosciuto alla Internò delle attenuanti generiche, legate al lungo tempo trascorso dai fatti. Oggi la donna ha 55 anni, e secondo il procuratore “è un’altra persona rispetto a quella di allora”. Tuttavia, il richiamo al passato e alla dinamica della morte di Bergamini, connessa alla presunta gelosia e premeditazione, rimane un elemento centrale nella richiesta di condanna.

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