Nel corso dell’udienza del 21 giugno relativa al processo scaturito dall’operazione antimafia Athena, sono stati depositati nuovi verbali del pentito Gianluca Maestri. Un tempo rapinatore, poi spacciatore e oggi narcotrafficante, Maestri ha fornito dettagli cruciali sui rapporti con il clan Abbruzzese di Cassano, un noto gruppo di ‘ndrangheta. Queste nuove dichiarazioni evidenziano il collegamento tra il clan e i gruppi criminali nomadi di Cosenza per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti.
Le rivelazioni di Maestri riguardano vari episodi che risalgono alla fine del 2019 e all’inizio del 2020, e implicano anche sua nipote, Maria Rosaria Maestri. Il collaboratore ha spiegato che la nipote era pienamente consapevole delle sue attività di traffico di droga, oltre a conoscere il coinvolgimento di Roberto Olibano e di Gennaro Presta, ex marito di Maria Rosaria. Nonostante ciò, Maestri ha precisato che la nipote non era direttamente coinvolta nello spaccio di droga, ma facilitava le comunicazioni tra lui e Nicola “semiasse” Abbruzzese attraverso una terza donna, con la quale erano in stretti rapporti.
Il 46enne cosentino, assistito dall’avvocato Manfredo Fiormonti di Latina, sembra voler chiarire agli inquirenti il ruolo limitato della nipote nell’organizzazione. Secondo Maestri, Maria Rosaria ha commesso delle ingenuità, ma non era direttamente coinvolta nel narcotraffico o in attività criminali più gravi avvenute nella Sibaritide negli ultimi anni.
Le dichiarazioni del pentito sono ora al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catanzaro, guidata dal procuratore Vincenzo Capomolla. Le indagini sono in corso e mirano a fare luce sui vari episodi e sui coinvolgimenti dei diversi membri della rete criminale. Le informazioni fornite da Maestri potrebbero rivelarsi determinanti per comprendere meglio la struttura e le operazioni del clan Abbruzzese e i suoi legami con altri gruppi criminali.
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